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LETTERA CARRON/ 2. Magatti: contro ipocrisia e sbagli, una speranza concreta

Pubblicazione:giovedì 3 maggio 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 3 maggio 2012, 11.34

La sede della Regione Lombardia (InfoPhoto) La sede della Regione Lombardia (InfoPhoto)

A questa disciplina sono tanto più chiamati i credenti, i quali sanno che in gioco non c’è semplicemente una porzione più o meno grande di potere. La natura della crisi spirituale nella quale siamo sprofondati non può essere affrontata impegnandosi solo su questo piano.

Si può rispondere colpo su colpo.

Ma se si capisce la vera portata della posta in gioco, allora Carrón ha ragione: l’unico antidoto al disfacimento dei valori e delle istituzioni sta nella attestazione di ciò in cui si crede. È questo che il mondo si aspetta dalla comunità dei credenti e dalla sue manifestazioni.

Anche oltre l’efficienza e l’efficacia. Anche oltre il potere.

Non un’attestazione ottusa e moralistica, incapace di misurarsi con la storia o, peggio, persa alla ricerca una improbabile purezza. Ma un’attestazione che, misurandosi con la realtà, è consapevole di poter sbagliare, che è capace di cogliere la parte costruttiva delle critiche, che sa imparare dai suoi stessi errori. E che proprio per questo, sa essere vicina alle ansie e alle paure di chi vive con trepidazione questo tempo, indicando una speranza concreta. 

 



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COMMENTI
03/05/2012 - Giona (LUISA TAVECCHIA)

"In realtà, dovremmo ammettere che ci troviamo tutti nella medesima condizione, esposti senza protezione sul ponte di una nave dove tira un potente vento di maestrale, sempre a rischio di essere scaraventati in mare". Trascrivo una riflessione molto pertinente a quello che stiamo vivendo. "Essere un Giona, nel linguaggio marinaresco, vuol dire portare male. Talmente tanto che, chi era accusato di essere un Giona, veniva buttato fuori bordo con una pietro legata ai piedi. Ma Giona è anche colui che si precipita nelle tenebre del pesce per non vedere, per non sentire, per non obbedire. Solo uscendo dalle tenebre, dal buio di se stesso, può riprendere a sentire, vedere, domandare. Ma ci vuole sempre qualcosa, o qualcuno, che tiri fuori Giona da quelle tenebre, da quel ventre insonorizzato.  Capita più volte nella vita di fare come Giona. È come una quarentena. A cui segue una convalescenza". grazie