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TERREMOTO/ Da L'Aquila all'Emilia, una realtà diversa ma uguale

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Una scena del post terremoto in Emilia (Foto: Infophoto)  Una scena del post terremoto in Emilia (Foto: Infophoto)

L’esperienza di tre anni fa con il terremoto dell’Aquila. Una farmacia messa in piedi, nella tendopoli di piazza d’Armi dal giorno alla notte. Un servizio importante, necessario per tanta gente che non aveva più punti di riferimento se non una tenda blu offerta dalla Protezione civile. Serviva di tutto,a cominciare dalle creme solari per evitare le insolazioni nei momenti trascorsi all’esterno delle tende.

A volere la farmacia il commissario provinciale di Teramo della Croce Rossa, Fabrizio Ferrante, e un farmacista di Bellante stazione, paesino del Teramano, Giovanni Foschi. Incosciente quanto determinato Foschi raccoglie le prime medicine nella sua farmacia e corre all’Aquila, poi chiede aiuto e di farmaci ne arrivano tanti. Per tutti. Ad aiutarlo nella gestione del magazzino studenti di farmacia, volontari, che il mestiere lo imparano sul campo più che nelle aule universitarie.

Da ieri questa farmacia «improvvisata» è a Carpi. Con la sua solita incoscienza e con la stessa determinazione Giovanni Foschi è partito dall’Abruzzo per aiutare le popolazioni dell’Emilia Romagna. «Non potevo non esserci. Impossibile non partire», ci racconta. «Da abruzzese era giusto salire, essere qui. Non posso dimenticare quanto hanno fatto per noi, quando era L’Aquila e gli aquilani a chiedere aiuto, quando avevamo bisogno. Adesso il bisogno è qui». La farmacia è stata allestita a Carpi, dove l’ospedale è stato evacuato e reso inagibile. «Una situazione diversa rispetto a quella dell’Aquila.

Lì le farmacie erano tutte chiuse, difficile per tutti trovare farmaci. Qui ci siamo posizionati proprio dietro il posto medico avanzato che è stato realizzato dopo il sisma. Siamo a servizio dell’ospedale da campo», racconta ancora Foschi. Un’esperienza tragica ma diversa. «Come impegno principale sicuramente diversa ma in queste ore sono state tante le persone che sono venute a trovarci, a chiedere consigli, anche sui farmaci. In tanti hanno ascoltato la nostra storia, la nostra esperienza all’Aquila. La gente che soffre, che ha paura è uguale. Tutti preoccupati di domani, di poter riprendere il lavoro, di ritrovare la tranquillità familiare». Un’esperienza che forma la propria persona.

«Dopo il terremoto in Emilia mi ha preso una cosa dentro. Sarebbe stato impossibile non essere qui. In questi momenti se non si muove una macchina complessa e organizzata è oltretutto difficile offrire il proprio aiuto. Devo ringraziare la Regione Abruzzo, la Croce Rossa che ha messo a disposizione dei volontari. Siamo entrati in contatto con i medici dell’ospedale di Carpi e ora siamo qui».

Un terremoto diverso dall’Abruzzo. Sicuramente. «Guardare Carpi e non vederla distrutta come L’Aquila fa comprendere una realtà diversa ma uguale. Dove predomina la paura. Qui ho trovato maggiore organizzazione, protocolli già consolidati su come operare. All’Aquila abbiamo dovuto inventarci l’organizzazione. Ma qui, per loro, improvvisare è più difficile. Ci pensiamo noi perché gli imprevisti sono all’ordine del giorno». Un po’ dell’Aquila in Emilia, realtà messe in ginocchio a confronto. «Le storie delle persone, raccontate con un accento diverso – finisce Giovanni Foschi – sono le stesse. Le preoccupazioni, i bisogni sono uguali. A Carpi come all’Aquila. E io sono qui, oggi a Carpi, perché ho sentito la  necessità di essere a disposizione di ciascuna di queste persone».

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