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Cronaca

GIULIO ANDREOTTI/ Notte tranquilla. E’ in lento e progressivo miglioramento

Il sette volte presidente del Consiglio non si arrende. Dopo il ricovero di ieri che ha fatto temere a molti il peggio, le sue condizioni sono migliorate e, attualmente, restano stabili.

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Il sette volte presidente del Consiglio non si arrende. Dopo il ricovero di ieri che ha fatto temere a molti il peggio, le sue condizioni sono migliorate e, attualmente, restano stabili, Ha passato la notte tranquilla mentre il bollettino di ieri alle 18.30 ha escluso che il senatore a vita possa trovarsi in pericolo di vita. Inoltre, secondo i medici del Policlinico Gemelli, le sue condizioni sono in lento e progressivo miglioramento, dal punto di vista generale e cardiorespiratorio. Il quadro clinico – è stato sottolineato -, considerano che si tratta pur sempre di una persona di 93 anni, è stato ritenuto complessivamente, tutto sommato buono. Tuttavia, resta ricoverato nel reparto di terapia intensiva. Vi era stato portato ieri, d’urgenza, in codice rosso. Una bronchite con ogni probabilità trascurata gli aveva provocato una crisi respiratoria che per alcuni istanti gli avevano provocato uno scompenso cardiaco. A differenza di quanto era stato affermato in precedenza dagli organi di informazione, Andreotti non ha mai perso conoscenza. Ne ha dato notizia Marco Ravaglioli, giornalista e genero dell’anziano leader democristiano. Tant’è vero che, nella serata di ieri sono circolate alcune battute del “Divo Giulio” che, anche in una simile situazione ha dimostrato di non aver nessuna intenzione di perdere il suo proverbiale senso dell’umorismo. Tanto per cominciare, infatti, ha fatto sapere che, sapendo di trovarsi nella stanza numero 17 del Policlinico Gemelli, ha commentato: «Tanto io non sono superstizioso…»; più tardi, sulla pagina dedicata a lui dell’enciclopedia online Wikipedia, accanto alla data della nascita, il 14 gennaio del 1919, era apparsa quella della morte. Andreotti, istantaneamente ne aveva chiesto la sua rimozione. Come tante altre volte, scherzando sulla propria morte (celebri alcune sue frasi come: “i miei amici che facevano sport sono morti da tempo”), aveva tuttavia aggiunto: «ha sbagliato… speriamo che continui  sbagliare». Andreotti, uscendo dal reparto di rianimazione, aveva anche chiesto ai medici di trattarlo come se fosse un paziente normale.