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LETTERA CARRON/ 2. Banfi: l'egemonia o la vittoria di Cristo nella storia

Pubblicazione:venerdì 4 maggio 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 8 maggio 2012, 19.06

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Permettetemi, per una volta, di utilizzare il Sussidiario per raccontarvi una reazione personale, quasi privata, alla bellissima lettera di Carrón pubblicata da Repubblica. Anche perché credo che allo stesso tempo abbia un valore pubblico di testimonianza.

Quando la mattina del primo maggio l’ho letta (all’alba per via di una rassegna stampa mattutina, che propongo in diretta su Tgcom24), ho pensato davvero che fossimo di fronte ad un momento di svolta della storia del Movimento, lo stesso che avevo avuto la fortuna di incontrare da ragazzo. Mi ha impressionato moltissimo infatti il giudizio iniziale: “Leggendo in questi giorni i giornali sono stato invaso da un dolore indicibile nel vedere cosa abbiamo fatto della grazia che abbiamo ricevuto. Se il movimento di Comunione e Liberazione è continuamente identificato con l’attrattiva del potere, dei soldi, di stili di vita che nulla hanno a che vedere con quello che abbiamo incontrato, qualche pretesto dobbiamo aver dato”. 

L’attrattiva del potere. In un lampo mi è tornato alla mente uno degli ultimi incontri che ho avuto la fortuna di avere con don Giacomo Tantardini, il prete di Roma che è scomparso proprio in questi giorni, e con cui avevo vissuto l’epopea di un decennio di giornalismo militante nella redazione del Sabato fra il 1986 e il 1993. Come capita raramente nella vita, nel colloquio parlammo di quel periodo, per tanto tempo evitato nei nostri discorsi (soprattutto nei miei) per il dolore che potevano implicare certe ferite. Don Giacomo era un uomo di Dio, da parte mia era finalmente arrivato il momento di confrontarci su quel tratto di strada comune.

Gli dissi: “Ho pensato che anche per noi allora, ultimamente, il problema era rimasto quello di vincere nella storia. Come se quello che avevamo incontrato non fosse vero se non attraverso l’affermazione di una presenza, di opere, di un progetto... Per carità, con grande ironia e distacco, ma anche noi ci portavamo dietro il tarlo hegeliano-sessantottino dell’egemonia. Del potere. Mentre Gesù Cristo non vince nella storia. Muore sulla croce”. Giacomo, nella sua bontà, mi abbracciò e disse sì, che era vero, ma non tutto quello che dicevo. 

Il sabato seguente quell’incontro, ne parlò nell’omelia durante una delle sue messe a San Lorenzo, facendomi oggetto di un grande affetto: “Mi è venuto a trovare un amico che mi ha detto due cose. La prima, giusta, era che anche noi col Sabato avevamo il problema di vincere nella storia. La seconda, sbagliata, è che Gesù non vince. Non è così. Gesù Cristo vince nella storia, ma vince quando noi non siamo nulla”. 


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COMMENTI
05/05/2012 - L'amore sconfitto (luisella martin)

Grazie per l'esperienza che Banfi ha voluto condividere con tutti e per le illuminanti parole di Don Giacomo. Penso che Cristo vinca tutte le volte che noi accettiamo di perdere in nome Suo. Quelle volte ripetiamo la Sua accettazione della volontà del Padre, diventando davvero suoi fratelli. E in quelle circostanze Lui può mostrare a tutti, anche a coloro che non credono,il Volto Santo di Risorto; può farlo perchè di fronte all'amore sconfitto nessuno può rimanere indifferente!

 
04/05/2012 - la lettera di Carron e Giacomo (ottavio di stanislao)

Anch'io leggendo la lettera di Carron ho percepito la possibilità di un nuovo inizio e ho ripensato a Giacomo. Anch'io avrei voluto chiedergli un giudizio sulla "sbornia" politico-eletterale che ci coinvolse negli anni 70 e 80. Ma era evidente che Giacomo era l'unico che aveva "elaborato" gli equivoci di quegli anni. Non perché avesse formulato una critica teorica e sistematica sulla distinzione fede-politica ma per come ha vissuto questi ultimi anni. Il brano di Peguy che qualche anno fa ripeteva continuamente: "Ce ne hanno dettte tante o Regina degli Apostoli - abbiamo perso il gusto dei discorsi - non abbiamo più altari, se non i Vostri - non sappiamo nient'altro che una preghiera semplice", era un giudizio esauriente sul passato ma anche l'indicazione realistica di quanto noi possiamo fare. Cioè chiedere, perchè la sua presenza non dipende dai nostri sforzi e dalla nostra capacità che spesso sfocia nell'autoreferenzialità, ma dalla Sua iniziativa, dalla Sua grazia. Io ho avuto la grazia di incontrarlo di nuovo proprio in questi ultimissimi anni. Le messe a S. Lorenzo e le vacanze di S. Moritz, con i pellegrinaggi ai santuari mariani di Tirano e Gallinaggio erano un anticipo di paradiso. La tentazione del potere con la sua attrattiva sarà sempre presente nella nostra vita di poveri peccatori. Ma a fronte di ciò l'unica possibilità è conoscere e vivere con qualcuno che invece è attratto da Gesù.

 
04/05/2012 - sì (Daniele Sindone)

Caro Banfi, la provvidenziale lettera di Carron è per me una grande testimonianza della vittoria di cui lei parla. Quando uno è cosi attirato e corre dietro al protagonista della vittoria ce ne accorgiamo proprio tutti (i bellissimi contributi alla lettera che il sussidiario ha pubblicato cosa sono se non questo accorgersi) e accorgendocene non possiamo che desiderare di essere cosi attirati anche noi in modo che possa scattare quel corrergli dietro.

 
04/05/2012 - grazie (pietro lorenzetti)

Noi siamo nulla. Per questo nel grande rapporto tra il nulla e l'essere tutto va offerto. L'alternativa all'egemonia come pretesa condizione dell'evangelizzazione è l'offerta a Cristo come condizione reale della trasfigurazione e del compimento dell'umano.