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Cronaca

IL CASO/ Caro Galli della Loggia, la "crisi di senso" è dei giornali non dei cattolici

Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto)Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto)

Ma ci sono indicazioni di metodo che non comprendo: mi pare infatti che lei individui nella contaminazione con la politica la tentazione egemonica, l’origine di una degenerazione. Poi invita i cattolici ad un’azione politica “che coinvolga forze diverse, avvii un dialogo con identità differenti dalla propria, col realismo e il coraggio di un De Gasperi”. Che non era un mistico. Dunque c’è una politica che non ghettizza, che non contamina? La coalizione di forze diverse, mutatis mutandis dai tempi del ’48, s’è tentata, ed è quel che un po’ superficialmente viene indicato come progetto ruiniano. È stato foriero di aperture, di incontri, di un impegno che nasce dalla società civile e innerva i gangli della vita politica. Spesso i cattolici, di qua e di là, sono stati usati, si sono lasciati mettere all’angolo. Ma ci sono stati, e non di rado insieme, su alcune questioni per loro cruciali.

Dunque, non capisco: riesce a individuare un’ipotesi di coalizione migliore di quelle passate, in cui i cattolici possano essere protagonisti? Si tratta di quel che si discuteva a Todi? Della famosa e fumosa casa comune dei cattolici? Forse se chi in Cl sceglie di dedicarsi alla politica ci entrasse con convinzione sarebbe meno tentato dalla separatezza e dall’egemonia? Lo sono di meno altri cattolici, o il rischio è per tutti?

Tornando alle premesse, mi pare che il rischio di una crisi d’immagine che in questi tempi emerge dalle cronache dei giornali, sia della Chiesa tutta. Chi gioca allo sfascio, pubblicando lettere e discorsi riservati, mettendo una parte contro l’altra, non ha di mira solo Cl, ma la Chiesa. Perché diventi irrilevante, non solo per un esiguo bacino di voti, ma a livello culturale, educativo, sociale. A chi giova? Temo che la lotta non sia solo politica, ma riguardi altri scenari, altri campi di battaglia: se è così, ritrovare una nettezza di giudizi, a costo di una purificazione dolorosa, a costo di attacchi e incomprensioni, non può che essere salutare. Credo che la lettera di don Carrón  a Repubblica non fosse una difesa, o un prendere le distanze, ma ancora una volta un invito a trovare il fascino dell’inizio, a scoprire che il cristianesimo è una realtà tanto attraente quanto desiderabile. 

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