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RACCONTO/ Il silenzio di Andrea, i progetti di Abdul

Pubblicazione:lunedì 7 maggio 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 8 maggio 2012, 19.03

Foto: Fotolia Foto: Fotolia

La mamma perde le staffe.“Ma smettila di far lo scemo!! Cosa vuol dire “che lo rispetta”, Andrea? Dici robe strane… Ti fa sentire importante che lei ti aspetta chiusa in casa come una talpa? Perché, io non lo rispetto il tuo papà? E te e i tuoi fratelli, non vi rispetto? E no, non vi rispetto! Perché esco la mattina alle cinque per andare a lavorare! Ma va’ là che ti stai rincretinendo, va’ là… non mi sembri più te, Andrea. Ah, no, scusa: “Abdul”. È così che vuoi che ti chiami, adesso: “Abdul”!”

Cala il silenzio. La madre sa che non si sono detti niente, che c’è qualcosa da cui il figlio la vuol tener lontano e che non è riuscita a farsi raccontare. Raccoglie dal letto una maglia da lavare ed esce dalla stanza.

Andrea esce di casa sbattendo la porta.

Quei discorsi legnosi… Qualcosa proprio non le torna, rientra piano nella camera, non l’aveva mai fatto prima. Cerca qualcosa. Nell’armadio, tra i libri, sposta il tappeto, ma non trova niente.

Il foglietto sotto al computer: Andrea l’ha lasciato lì, lo afferra.

Suonano alla porta. Non fa in tempo ad aprire che quattro poliziotti sono già in casa. “Andrea Campione. È qui o no? Ci dica immediatamente dove lo troviamo. Lei stia ferma qui”. Dopo una perlustrazione veloce della casa escono più velocemente di quando sono entrati, tranne uno di loro che le chiede della camera del figlio. Mentre l’agente fruga dappertutto, la donna cerca voracemente in quel foglietto che ha accartocciato in mano tutto quello che sente di essersi lasciata sfuggire da mesi. La scrittura precisa e minuta la fa sentire ancora più incapace. “Doppio successo: i lupi mangiano i lupi. Doppio successo, doppia ricompensa. Solo chi ha coraggio può andare oltre, Abdul. Il resto, a Jalalabad. Per ora: una pistola sparachiodi, un minisaldatore, un foglio d’alluminio, legno, chiodi…”

 

(Elisabetta Di Maria)

 

 



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