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IL CASO/ Rose (Uganda): solo l'amore, non il web può "guarire" dall'Aids

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Innanzitutto, al mondo c’è tanta violenza più grande di quella commessa da queste donne. Inoltre io sono stata cambiata perché qualcuno mi ha guardato in un altro modo, cioè a partire non dai miei limiti e dai miei peccati, ma come una persona che ha un valore e una dignità. Uno si ama e si riconosce a partire dalla propria identità, e grazie a questo può riconoscere e amare l’altro. Anche da un punto di vista psicologico, è questo a cambiare le persone. Questa capacità affettiva non si esprime condannando gli altri, ma da una persona che mi ama, mi ha accolto e mi ha ospitato. Se manca questa sorgente affettiva non rimane che aridità e violenza, come documenta la vicenda greca. Una persona capace di questa affettività produce un cambiamento.

 

Di fronte ai suoi malati del Meeting Point, in virtù di che cosa riesce a mostrare loro l’amore di Gesù?

 

Non occorre dimostrarlo, perché c’è già. Non è quindi una dimostrazione che faccio io, ma una consistenza che ha qualsiasi persona anche se malata di Aids. L’amore infinito che Gesù ha per questa persona malata è più grande della sua malattia e del suo peccato. E’ il riconoscimento di un amore infinito che va al di là dell’apparenza delle cose. Se questa cosa non posso riconoscerla su di me, non posso farlo neanche con gli altri, e quindi penserò che gli altri abbiano più peccati dei miei. Devo invece partire da questa dignità e da questo valore infinito che ci attribuisce Dio.

 

In situazioni di degrado della persona, questo valore infinito non viene meno?

 

Nell’enciclica Deus Caritas est, Papa Benedetto XVI parla della “pazzia divina” che consiste nel fatto che in ogni istante quell’amore infinito ci strappa dal nulla. E’ un dono di sé commosso che nessuno ci può togliere, neanche il peccato e la morte. Come dice Geremia, “ti ho amato di un amore eterno, perciò ti ho attratto a me avendo pietà del tuo niente”. Non sono io quindi che di fronte a una malata di Aids sto inventando qualcosa, ma tutto ciò che faccio è guardare ciò che c’è.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
08/05/2012 - Grazie Rose per i tuoi giudizi. (Giuseppe Crippa)

E’ evidente che il messaggio insito dietro la pubblicazione delle foto è il seguente: con la pubblicazione vi aiutiamo a cercare altre prostitute che non vi creino problemi: di queste ci importava poco prima e niente adesso. Rose ha ragione nel definire violento il comportamento delle autorità greche, nell’assegnare pari dignità alle prostitute ed alle autorità - anzi forse è piuttosto generosa con le autorità - e più ancora nel ricordarci che soltanto se amate le persone possono desiderare di amare a loro volta sia sé stesse che gli altri.