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LETTERA CARRON/ Polito: con dolore e umiltà ha fatto un gran bene al movimento

Il giornalista ed ex senatore ANTONIO POLITO commenta la lettera che Julián Carrón ha inviato al quotidiano La Repubblica, partendo da una domanda specifica del sacerdote spagnolo

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Che cosa abbiamo fatto della Grazia che abbiamo ricevuto? Ecco una bella domanda. Se la pone nella sua lettera a Repubblica Julián Carrón per chi ha fede, e magari una fede militante, esercitata nella fratellanza di Comunione e Liberazione. Ma se la pone anche chi non ha fede, eppure ha sempre creduto che la fede fornisca una corazza migliore e diversa per resistere alle tentazioni del mondo. Non perché si debba pretendere troppo dall’uomo che crede, presumere in lui una coerenza tra il suo essere e il suo dover essere che dal laico, e ancor di più dal miscredente, non ci si aspetta.

No, so anch’io che Formigoni è umano, troppo umano, esattamente come me, e che io non ho titolo a chiedergli di non esserlo solo perché lui crede, e crede fortemente. So anch’io che le opere contano quanto e più della coerenza personale per un cristiano che opera nel mondo, magari in politica, per renderlo migliore, e che il bene fatto a molti non vale meno se se ne è fatto di più a pochi. La giustizia non è di questo mondo. A noi non resta che fare del nostro meglio: fai quel che devi, accada quel che può.

Mi fanno orrore quelli che parlano con ribrezzo dei peccati degli altri, del tutto ignari dei propri, che vedono la pagliuzza nell’occhio dell’avversario e non la trave nel proprio, come tutti coloro che predicano una morale sessuale spregiudicata, ma poi si scandalizzano della spregiudicatezza sessuale, o sorvegliano la correttezza della moglie di Cesare sorvolando su quella della loro moglie. In realtà, dunque, ciò che mi ha colpito nella lettera di don Carrón è il dolore. La sofferenza. L’umiliazione. La costernazione. La richiesta di perdono.

Anche presumendo infatti che gli uomini di Comunione e Liberazione finiti in queste settimane nelle cronache del malaffare pubblico siano tutti innocenti di fronte alla legge, e anche riconoscendo che alcuni di loro, come Formigoni, non sono neanche interpellati dalla legge per i loro comportamenti pubblici, avevo trovato triste e pericoloso quel fare spallucce, rispondere con arroganza, sottrarsi al dovere dell’umiltà, o della revisione critica, quando tutto intorno a te ti dice che da qualche parte devi aver sbagliato, “qualche pretesto dobbiamo averlo dato” come scrive don Carrón. Perché questo almeno me lo aspetto da un uomo che ha fede: che soffra se sbaglia, e, se ha un ruolo pubblico, che soffra pubblicamente, confermandomi così l’inconciliabilità etica tra ciò che pensa e sente e ciò che eventualmente ha fatto, magari anche solo per distrazione, superficialità, quella sacrilega sensazione di onnipotenza che ti prende quando hai il potere, e ancor di più quando lo hai troppo a lungo.


COMMENTI
09/05/2012 - il pianto di Enea (Gianmario Gatti)

“Non perché si debba pretendere troppo dall’uomo che crede, presumere in lui una coerenza tra il suo essere e il suo dover essere che dal laico,.., non ci si aspetta”. Così Polito. L’uomo che crede, non ha, alla radice, il problema del dover essere, perché “l’uomo non può nulla se tu Signore non sei con me”. Ce l’ha invece questo problema il laico e quindi anche chi crede,e tipicamente è risolto dal Diritto, meglio dalla Legge, il grande dio illuminista. Il punto allora diventa politico: perché la legge la fa la politica (oggi anche, e questo è un problema di democrazia, l’espansiva interpretazione della legge da parte della magistratura).E la politica può fare leggi che permettano” di rendere lecito ciò che è libidine”.vedi Semiramide,Divina commedia). Il cristiano prova umiliazione e dolore se la società di cui fa parte si indirizza a una cultura che sconfessa ma soprattutto impedisce la possibilità di una educazione alla ragione, la sola che può cogliere quale sia l’identità dell’uomo come unità duale: anima/corpo, uomo/donna,individuo/società. Così se Formigoni ha sbagliato o è reato (corruzione, abuso di potere) secondo legge o non è colpevole. Ma se siamo tutti colpevoli allora il problema è: dove la politica sta conducendo la società? Su questo occorre riflettere e capire come la piccola opera politica di Formigoni sia una buona politica, e come questa debba essere sorretta da una buona società.infatti l'origine della società occidentale è nel pianto di Enea.