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IL CASO/ D'Agostino: l'anoressica E.? Il paradosso di un giudice che ha "ordinato" la vita

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Il presupposto di ogni scelta che abbia valore giuridico e non solo in campo etico ma anche in campo civile o penale è la capacità della persona di intendere e di volere. Anche per un tradizionale testamento bisogna che il testatore sia capace di intendere e di volere. Se io vedo che il testamento è stato firmato da un alcolizzato ho buoni motivi per chiederne l'annullamento. Il presupposto legale per riconoscere valida una volontà è che colui che manifesta la volontà sia capace per l'appunto di intendere e di volere.

 

Evidentemente in Inghilterra hanno stabilito che la donna, per quanto malata gravemente di anoressia, può intendere e volere, se il caso è finito in tribunale.

 

Ma l'anoressia è uno stato psicopatologico, e ce ne vuole per negarlo perché è uno dei capitoli più importanti della psichiatria degli ultimi vent'anni. Sono d'accordissimo che il giudice abbia rigettato l'istanza, ma non c'è bisogno di dire che la vita umana è sacra, basta dire che qualunque tipo di richiesta di intervento di carattere medico deve presupporre la capacità di intendere e di volere.

 

Anche i genitori della ragazza però sostengono la sua scelta, dicendo che morire è la cosa migliore per lei; visto che ha sofferto troppo,  ha diritto a seguire la strada che ha scelto.

 

Queste parole fanno capire quanto viviamo in un sistema culturale schizofrenico. Da una parte i principi elementari del diritto rendono indisponibile il corpo umano e invalido il contratto di compravendita di parti dei corpi umani. Difendiamo il corpo umano dichiarandolo indisponibile da parte della stessa persona che ne volesse vendere un parte. Io non posso vendere un rene né in Italia né in Inghilterra, eppure qualcuno pensa che la vita possa essere disponibile. Che paradosso...

 

In che senso?

 

La prima obiezione che faccio ai fautori della disponibilità della vita umana è che siccome il meno è compreso nel più, chi è favorevole all'eutanasia volontaria per coerenza dovrebbe essere favorevole alla disponibilità del corpo e alla compravendita di organi. Ma paradossalmente dovrebbe anche essere disponibile alla vendita del proprio voto. Se posso gestire la vita, perché non posso vendere il mio voto, metterlo in vendita al miglior offerente o regalarlo a chi vince la lotteria?

 

Un paragone forte.

 

Ci troviamo di fronte a una serie di paradossi uno legato all'altro. In un sistema democratico dove tutto si regge sulla libertà di voto, proprio per questo il voto è indisponibile: sono libero di votare, ma non sono libero di commercializzare o di donare il mio voto o di far votare un altro al posto mio. Non posso delegare mia moglie o mio figlio a dare il voto al posto mio. Invece dovrei essere in grado di gestire la mia stessa vita. E' un bel paradosso.

 

C'è anche la paura del dolore: di fronte alla sofferenza chiediamo di farla finita a modo nostro. 


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