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Cronaca

IL CASO/ D'Agostino: l'anoressica E.? Il paradosso di un giudice che ha "ordinato" la vita

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Che la sofferenza possa indurre ognuno di noi a una angoscia profonda non c'è dubbio, ma non c'è dubbio che la stessa paura della sofferenza è un dato psicopatologico. Oggi esistono ambiti della medicina, la cosiddetta medicina palliativa, che di fatto tranne casi rarissimi aiutano validamente chiunque a poter sopportare il dolore fisico e psichico. Soprattuto in psichiatria, da una ventina danni abbiamo nuovi farmaci che aiutano a combattere la depressione e garantiscono al malato di depressione una vita quotidiana accettabile. Ognuno di noi ha diritto alla medicina palliativa ma non all'uccisione eutanasica per prevenire situazioni di dolore.

 

Tornando al caso in questione? 

 

E' veramente stravagante che si voglia qualificare come capace di intendere e volere un malato anoressico, anche perché se l'anoressico fosse capace di intendere e volere non avrebbe diritto a nessuna terapia, non avrebbe diritto di accedere alle cure sanitarie. Invece, la malattia psichica è importante quanto quella fisica e in un sistema sanitario degno di questo nome ci dovrebbe essere tanta assistenza per le malattie fisiche quanta per le malattie psichiche. Altrimenti arriveremmo al paradosso che l'anoressico non dovrebbe essere curato perché capace di libera scelta.

 

Cioè quello che vogliono i fautori dell'eutanasia.

 

Per i fautori dell'eutanasia dovrebbe bastare la mera volontà di morire indipendentemente dal tipo di malattia. Che tu sia un moribondo infelice in amore, o un imprenditore fallito la mera richiesta di eutanasia dovrebbe bastare.

 

Ecco perché visto che la legge non lo permette si ricorre spesso alle cosiddette cliniche della morte.

 

Le cosiddette cliniche della morte, pochi ricordano, sono istituzioni a fini di lucro: non si ottiene gratis l'eutanasia, ci si fa ricoverare a pagamento. Forniscono le sostanze letali e liberamente, il ricoverato, le assume e si uccide. Siamo sul filo del rasoio: gli svizzeri molto sottilmente non hanno mai parlato di eutanasia, hanno sempre detto: per noi il suicidio è lecito e non c'è nulla da imputare a chi, senza uccidere la persona, le mette a disposizione quanto le serve per uccidersi. 


(Paolo Vites) 

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