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Cronaca

LEGGE 194/ Mantovano (Pdl): la Corte non cambierà l'unico vero tabù italiano

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Per Mantovano, nell’ambito della legge stessa, sarebbe possibile valorizzare la parte contenuta nei primi articoli relativa alla dissuasione. «Ad oggi – spiega -, la gestante richiede presso la struttura organizzata il certificato per l’interruzione di gravidanza senza troppi problemi e, trascorsi sette giorni di “riflessione”, può abortire. Sarebbe opportuno che l’Asl, il consultorio o il medico di fiducia indicassero concrete alternative all’aborto. Come del resto la legge prevede che si debba e non che si “possa” fare. Sarebbe, inoltre, possibile legare e subordinare il rilascio del certificato alla verifica dell’attuazione effettiva di tali indicazioni». Ci sono, inoltre, degli articoli che sono stati superati. Uno su tutti: «si consente l’aborto oltre il settimo mese se il feto non è passato alla fase di vitalità; con vitalità si intende la facoltà del feto si sopravvivere in caso di parto prematuro. Tale facoltà si considerava, nel 1978, sussistere, appunto, dal settimo mese in poi. Ad oggi, grazie ai progressi della scienza medica, ci sono casi di feti che sopravvivono anche in caso di parto prematuro al sesto mese».

 

(Paolo Nessi)

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