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STATO-MAFIA/ Priore: la trattativa? Basta vedere come andò con Br e Lodo Moro

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Il carcere duro fu oggetto della trattativa  Il carcere duro fu oggetto della trattativa

Cosa avvenne, di preciso, in quegli anni? Per il momento, ci sono ben poche certezze. Le stragi, tanto per cominciare. Dopo l’omicidio di Salvo Lima, il 12 marzo ‘92, fu la volta di Capaci e Via d’Amelio, dove morirono i Giudici Falcone e Borsellino, le rispettive scorte, e la moglie del primo. Pochi lo ricordano ma, nei mesi successivi, ci furono altri attentati. Alcuni fallirono ma, il 27 maggio del ‘93, nella strage di via dei Georgofili, a Firenze altre 5 persone persero la vita; altre 5 morirono in quella del 27 luglio  ’93, in via Palestro, a Milano. Dopo il fallito attentato del 15 aprile ’94, contro Totuccio Contorno, un mafioso pentito, quell’era finì. L’ipotesi, è che vi fu una trattativa tra lo Stato e la mafia. In cambio della cessazione delle stragi, la criminalità organizzata avrebbe chiesto, tra le altre cose, l’attenuazione del regime di carcere duro previsto per i mafiosi. Ora, 12 persone sono state interessate dalla notifica di avviso di chiusura dell'indagine sulla trattativa. Un atto che, di norma, precede la richiesta di rinvio a giudizio. Tra questi, ci sono: gli ex ministri dell’Interno e della Giustizia, Conso e Mancino, indagati per falsa testimonianza; l’ex comandante dei Ros Mario Mori, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa perchè avrebbe condotto la trattativa; i capimafia Riina, Provenzano, Brusca, Bagarella e Cinà, accusati di avere minacciato i rappresentanti dello Stato «prospettando l'esecuzione di stragi e omicidi»; Marcello Dell’Utri, che avrebbe mediato con i vertici di Cosa nostra; Massimo Ciancimino (figlio di Vito, ex sindaco di Palermo, attraverso il quale Mori avrebbe avviato le trattative) accusato di concorso in associazione mafiosa. Abbiamo chiesto a Rosario Priore, magistrato che, tra le altre cose, si è occupato del caso Moro e della strage di Ustica, come leggere la vicenda.

Crede che lo Stato abbia, effettivamente, trattato con la mafia?

E’ un’ipotesi verosimile. Di fatto, dal momento in cui la trattativa sarebbe stata avviata, stragi mafiose non ce ne sono state più. Posso dirle che, ogni volta che lo Stato si è trovato di fronte ad entità forti e organizzate, si è riusciti a contrastarle con enormi difficoltà. Sappiamo, ad esempio, che vi furono lunghe discussioni in sede legislativa per deflazionare la violenza del terrorismo. Ne derivò una legislazione premiale che prevedeva larghi benefici a chi si fosse dissociato o avesse collaborato. I terroristi addirittura affermarono che si era scoperta una sorta di bomba atomica per attenuare o eliminare i pericoli che derivavano da quel fenomeno. Con il terrorismo internazionale, le cose sono andate ancora peggio. Siamo giunti ad una sorta di patto che via via si è esteso a tutte le organizzazioni della resistenza palestinese.

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