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IL CASO/ Quei prof ex sesantottini passati dal 6 politico al voto al centesimo

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L’emergenza educativa è anche questo: il mito della scientificità nelle relazioni e la perdita di un fine nel processo formativo hanno reso gli insegnanti, i ragazzi, i genitori vittime di una logica impazzita. La “gabbia d’acciaio” weberiana si è concretata nella più domestica “griglia” di valutazione, vero cardine della scuola di oggi. Rassegnati all’esistente, incapaci ormai di pensiero critico, frustrati in un ruolo stancamente applicativo, molti docenti ex sessantottini sono passati dal sei politico al voto al centesimo. Smarriti tra incombenze cartacee e digitali, oppressi dallo spauracchio del ricorso, alcuni insegnanti hanno smesso semplicemente di essere maestri, per divenire istruttori. 

Vorrei dire a chi come me è insegnante, a chi come me è genitore: non autoemarginiamoci, soccombendo alla triste illusione che vede nell’elemento umano un fastidioso fattore di disturbo del processo educativo “scientifico”. L’io è l’unico elemento indispensabile nell’educazione. Non possiamo rassegnarci. L’emergenza educativa continua a provocarci.

 

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