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METE D'ESTATE/ Quel "rito" del canto nel Parco degli Aironi

Pubblicazione:mercoledì 27 giugno 2012

Il Parco degli Aironi Il Parco degli Aironi

Loro che sono poveri cantano, noi che poveri lo siamo molto di meno, ci chiudiamo sempre di più, senza la compagnia di quel punto di fuga che ci riporta al cielo stellato. È questo il progresso? Oppure è l'involuzione di un popolo obeso, metaforicamente parlando, che sembra aver perso il senso di un grazie, che sta appunto nel canto. Anche il pastore errante dell'Asia, di leopardiana memoria, aveva il suo canto, pieno di attesa e di senso, e ricordo che anche gli amici che andarono in soccorso delle popolazioni terremotate del Friuli negli Anni Settanta tornarono a casa coi canti di quelle terre. A me, ancora ragazzo, apparivano come un collante che teneva insieme un popolo. Invece, cosa tiene insieme questo nostro popolo? Uno spread un po' più basso? Un'analisi convincente che sempre prospetta un disastro? Oppure vincere gli Europei? Mi sembra un po' poco per ricominciare insieme.



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