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SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 27 giugno, si celebra San Cirillo di Alessandria

Pubblicazione:mercoledì 27 giugno 2012

Tutti i santi Tutti i santi

La Santa Romana Chiesa ricorda oggi, 27 giugno, San Cirillo d'Alessandria che fu Vescovo e nominato Santo e Dottore della Chiesa. Il nome Cirillo trae la propria origine dalla lingua greca e significa "che ha forza": nessun nome può descrivere meglio questo uomo che nel periodo che va dalla sua nascita, avvenuta nel 370, alla sua morte, avvenuta nel 444, ha fatto della propria vocazione uno strumento di forza per mantenere unita la Chiesa e difendere i principi fondamentali della religione cattolica. L'Impero romano era ormai in declino, suddiviso in Impero d'Oriente ed Impero d'Occidente, e mal gestito da imperatori che erano ormai l'ombra di grandi dinastie del passato. La Chiesa in quel periodo di disequilibri politici è l'unico strumento di coesione per il popolo di Dio, che vedeva minacciati i confini da invasioni barbariche e tensioni con il popolo islamico; il Grande Impero è ormai succube molle ed indolente. Cresciuto al fianco dello zio Teofilo, Cirillo calca già da giovanissimo la scena della Cristianità svolgendo accanto al Patriarca Teofilo il ruolo di lettore ad Alessandria d'Egitto. Nel 412 alla morte del patriarca, Cirillo vestirà le sacri vesti diventando il successore del tanto adorato zio. Soprannominato il "faraone Cristiano" Cirillo visse la stessa tensione dello zio per mantenere l'ortodossia di quei fondamenti che reggono la dottrina della Chiesa: Unità e Unicità della persona di Cristo e divinità di Maria quale Madre di Dio. Egli fu da subito preoccupato di debellare quelle dispute fratricide in seno alla Chiesa e grande ruolo ebbe nell'annientare il paganesimo e il giudaismo nella città di Alessandria giovando nel suo intervento all'intera Cristianità. Alla metà del 400 egli divenne luce a cui guardare nelle vicende contro le eresie prodotte dalla dottrina duofisita sostenuta dal patriarca Nestorio che dichiarava l'impossibilità della convivenza in Cristo della natura umana e divina, esaltandone solo quella umana e riducendo l'importanza dell'incarnazione e sue grazie nella vita dell'uomo. Conseguente a tale eresia era quella strettamente legata alla figura della Madonna che veniva relegata a semplice madre di Cristo uomo e non di Dio. Tale dottrina voleva erroneamente avvicinare maggiormente Dio alla natura umana e quindi all'uomo. Fu compito di Cirillo scardinare tali credenze ed affermare che proprio la natura divina di Cristo era segno della Grazia che Dio aveva donato agli uomini: fattosi carne per salvare la carne, questa la grandezza della fede cattolica, di un Dio che era anche uomo. Il concilio di Efeso confermò quanto era stato dibattuto tra il patriarca Nestorio e san Cirillo ed in quel frangente si attribuì a Maria il titolo di Theotokos, già usato in tutto l'Impero d'Oriente.


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