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BIMBO MORTO IN GITA/ La "sindrome della colpa" colpirà anche noi?

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Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Se Franco non ha retto, forse lo diranno i medici. Forse non diranno nulla, perchè nulla si potrà dire.  Certe malformazioni minime, ma pericolose, non si possono neppur vedere con gli esami autoptici, né prevedere in anticipo, e la morte in campo di qualche giocatore dovrebbe averlo mostrato. Non di polemiche hanno bisogno i genitori di Franco, ma di sostegno, affetto, compagnia. Hanno bisogno di sapere che quei ragazzi che avevano voluto con sé il loro figliolo erano quelli giusti, e non li molleranno proprio ora. Poi naturalmente, si verificheranno le responsabilità (davvero i soccorsi ci hanno impiegato un’ora e mezza?) si farà tesoro anche del dolore, come dopo ogni tragedia, e si raddoppieranno le prudenze, i controlli.

Impossibile, escludere l’imprevisto. Per chi crede, del compimento di una vita disegnata da Dio. Per chi non crede, del fato maligno. Per quanti sforzi facciamo, non possiamo decidere il giorno e l’ora. Ho perso un amico carissimo in montagna, era ancora un ragazzo, ed era il più bravo a camminare, a scalare. Si era messo al bordo di un passo difficile, in una gita di studenti universitari, per aiutare gli  amici ad attraversare il passaggio, per far sicurezza ai più fragili. È rotolato a valle, per duecento metri. Nessuna accusa, nessuna colpa. È stato affidato alle montagne, con  la preghiera al Dio dei Cieli che lo portasse su, su nel Paradiso.

 

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COMMENTI
28/06/2012 - Difronte alla morte silenzio e preghiera vincono (claudia mazzola)

Uno non fa le cose pensando che poi muore. La vita è bella così, ci si butta dentro come ha fatto il bimbo morto nella gita.

 
28/06/2012 - Spero di no (alessandra de pra)

Alcuni anni fa si era verificata una tragedia ad un campo scout estivo, piantato in prossimità di un torrente che, dopo piogge abbondandi, si era gonfiato e aveva travolto nella notte le tende in cui dormivano i ragazzi. C'erano stati dei morti e polemiche infuocate. Mi aveva colpito la compostezza dei familiari delle vittime e in particolare il fatto che avessero confermato la fiducia nei responsabili dei loro ragazzi, giovani di pochi anni maggiori dei loro figli. Anch'io sono stata scout, con capi poco più vecchi di me, correndo più volte rischi di cui sono diventata consapevole solo molto più tardi.Tutti ricordiamo l'incredulità con cui ci ha sorpreso, solo pochi mesi fa, la notizia di un pullman schiantatosi in galleria in Svizzera, con bambini che ritornavano a casa dopo una settimana bianca. Ieri "La Stampa" dava la notizia di questa tragedia titolando l'articolo "il peggiore degli incubi", per indicare che esistono fatalità, appunto degli incubi, tanto più dolorose perchè imprevedibili e non ascrivibili a un comportamento riprovevole. Come dire che le disgrazie possono capitare. E capitano, purtroppo: la caccia al colpevole spesso non è altro che il banale tentativo di esoricizzare la paura che capitino proprio a noi.