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IL CASO/ Susanna, Eleonora, Orazio e quel sottile confine tra bene e male

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Susanna ha avuto un percorso ancora più accidentato. Anche lei ha cominciato a “farsi” giovanissima, ma è andata in crisi quando ha visto che anche la sorella era entrata nell’inferno della tossicodipendenza. «Allora ho accettato di lasciarmi aiutare in una comunità, sentivo il bisogno di avere qualcuno vicino che mi facesse sentire voluta». Anche per lei l’incontro con i centri de «L’imprevisto» s’è rivelato determinante. «Oggi quando penso alla comunità - dice - penso alla mia casa».

Per Orazio l’inversione di rotta è accaduta a Londra una notte d’estate di alcuni anni fa. «Mi sono ritrovato una notte a Londra in fin di vita. In quei momenti sono emerse tutte quelle domande che per tanto tempo avevo cercato di far fuori. Mi sono chiesto: che senso ha avuto la mia vita? Sono nato per finire così, per morire in Inghilterra strafatto? È emersa, in quella notte, tutta la voglia di riprendere la mia dignità ed è stato allora che ho deciso di sfidare la realtà, scegliendo di offrire una seconda chance alla vita. Mi son messo a cercare un senso in ogni particolare, in ogni circostanza. Se non lo avessi trovato, sarei tornato definitivamente da dove ero venuto». Orazio usa un’immagine che aiuta bene a capire la sua posizione: «Ho acceso - dice - i fari del mio desiderio, e alla realtà ho cominciato a chiedere una risposta. E’ cambiata la mia posizione, è sopraggiunta una disponibilità ad attendermi qualcosa dalla vita. In questa posizione dello spirito ho intercettato una risposta nell’incontro con una ragazza che sarebbe poi diventata la mia fidanzata: ho trovato in lei, e nella compagnia di amici a cui ella mi richiamava, lo svelarsi di una umanità che corrispondeva totalmente a quello che cercavo».

«Mi si è accesa la speranza - racconta Orazio - quella ragazza e i suoi amici vivevano all’altezza dei loro desideri. Vedendoli ho capito che si poteva vivere senza censurare nulla». «La mia ragazza - prosegue - non mi ha ‘spiegato’ cosa dovevo fare, mi invitato a compiere insieme a lei un percorso». Oggi Orazio è volontario in un’associazione che opera nei quartieri popolari di Catania. «Attraverso questa strada mi sono reso conto che quello in cui ero incappato era l’avvenimento cristiano».

Il confine tra il bene e il male per questi ragazzi, come per ciascuno di noi, non è tracciato una volta per tutte. Così le «cadute» sono sempre possibili. Susanna ed Eleonora raccontano le loro fughe dalla comunità. «Ma ogni volta - dicono all’unisono - è prevalsa la decisione di tornare a casa (in comunità), dove c’è qualcuno che ci accoglie per ciò che siamo».

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