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TRATTATIVA STATO-MAFIA/ Sorgi: vi spiego perché è un teorema senza prove

Pubblicazione:giovedì 28 giugno 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 28 giugno 2012, 15.17

Il pentito Massimo Ciancimino Il pentito Massimo Ciancimino

“L’ipotesi di una trattativa Stato-mafia si basa sulle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, che è stato smentito in diverse occasioni, e su un documento dalla dubbia attendibilità in cui Cosa Nostra avanzerebbe delle richieste del tutto inverosimili”. Ad affermarlo è Marcello Sorgi, editorialista de La Stampa, ex direttore del TG1 e figlio di Nino Sorgi, l’avvocato penalista che difese Pci e sindacati nel processo per la strage di Portella della Ginestra.

 

Ritiene storicamente attendibile l’ipotesi di una trattativa Stato-mafia?

 

Nella storia passata della Sicilia si sono verificati diversi episodi oscuri che vanno dalla cattura e l’assassinio del bandito Salvatore Giuliano, all’avvelenamento del suo braccio destro Gaspare Pisciotta. Sono però storie lontanissime, quello di cui si sta parlando oggi è una trattativa a ridosso delle stragi e a me francamente non sembra molto verisimile.

 

Perché?

 

In primo luogo perché non ho evidenze di fatto, ci sono soltanto le dichiarazioni del figlio di Vito Ciancimino, Massimo. A queste si aggiunge il cosiddetto “papello”, cioè quello che si presume essere un appunto dei mafiosi in cui si esprime il loro punto di vista rispetto alla disponibilità dello Stato a trattare. Le richieste del papello sono però del tutto inverosimili e inaccettabili. In terzo luogo, ammetto di non avere ancora capito se si parla di una trattativa tra i carabinieri e Ciancimino per ottenere notizie utili alla cattura di Totò Riina, che poi avvenne nel gennaio del 1993, o di una trattativa successiva.

 

Perché le richieste del papello sono inverosimili?

 

Il papello è un pezzo di carta in cui la mafia proponeva di concedere la piena autonomia giudiziaria alla Sicilia, grazie alla quale si sarebbe fatta una Corte di Cassazione con sede a Palermo con l’obiettivo di assolvere tutti i mafiosi che erano stati condannati in precedenza. Le sembra verosimile un’ipotesi del genere?

 

Francamente no.

 

Nemmeno a me. Ben altro è il discorso relativo al fatto che a un certo numero di mafiosi fu tolto il regime di carcere duro e che questo, secondo l’ipotesi di una parte della Procura di Palermo, denoterebbe una trattativa tra lo Stato e la mafia. Contro questa ipotesi ci sono però diverse evidenze. Giovanni Conso, all’epoca ministro della Giustizia, ha dichiarato di avere deciso le scarcerazioni da solo e autonomamente, e Conso è una persona credibile. Il figlio di Ciancimino al contrario è stato smentito in varie occasioni.

 

Che cosa fa di Conso una persona credibile?


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