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LA STORIA/ Io, ex ateo militante, vi racconto la mia conversione

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Non è possibile rammaricarsi per aver abbracciato un credo che si ritiene vero. Una persona che un tempo era convinta che la Terra fosse piatta non si rammarica poi di credere che è rotonda. Uno può dispiacersi di un tatuaggio, di un taglio di capelli mal riuscito o di un lavoro insoddisfacente, ma le convinzioni di una persona sono quelle che sono e dire che ci si rammarica delle proprie convinzioni significherebbe che non ci si crede realmente.

 

Come si sente oggi rispetto a quando era ateo?

 

Devo ammettere che molti aspetti della mia vita come The Raving Atheist mi piacevano. Apprezzavo, per esempio, la sfida intellettuale dell’esprimere le mie opinioni e dibatterle con altri e mi sentivo nobile nella mia missione di liberare il mondo dalla irrazionalità e dalla superstizione. Sapere di essere “il più intelligente nella stanza” mi dava una sensazione di grande orgoglio e superiorità. Ma alzarmi tutti i giorni per attaccare o prendere in giro altre persone, particolarmente quelle generose e ben intenzionate, era diventato un esercizio ripetitivo e sgradevole. Se guardo indietro, mi accorgo di non aver combinato nulla da ateo. Niente in quell’esperienza può essere paragonato alla gioia che ogni giorno provo lavorando con le donne incinte e i volontari di Beyond Morning Sickness. Non sono mai stato così felice nella mia vita.

 

(Pietro Vernizzi)

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