BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ Il futuro della sanità tra vino e Coca Cola

Infophoto Infophoto

Il rapporto medico-paziente è fondamentale e se viene meno la fiducia, se il medico si tutela come nei confronti di un potenziale avversario, tutta la terapia ne viene influenzata. I veri disastri hanno bisogno di essere codificati, difesi come giusti, perché solo così possono diffondersi. Ecco dunque passare dalla cultura della professionalità e della deontologia a quella delle regole: chi le viola deve pagare. Nessuno si domanda se le regole possono garantire il risultato: devono essere rispettate perché sono ovvie, sono giuste, sono necessarie (così sostengono questi nuovi giustizialisti, cioè persone che credono che si possa garantire la giustizia e il bene attraverso le loro regole).

Quando il terreno è ben preparato ecco gli avvocati incoraggiare i pazienti a non accettare il danno (vero o presunto) che qualcuno può avere arrecato a loro o a un loro congiunto. Ecco nascere la pubblicità di “Parte Lesa” che invita a rivolgersi con fiducia agli avvocati, senza onere alcuno. La promessa è quella, senza nulla rischiare, di ripartirsi il recupero del danno citando per malasanità medici e ospedali. Si tratta di una prassi gravida di conseguenze negative e non certo a costo zero come sostengono coloro che la promuovono.

 

Le conseguenze del male

1) Avvocati, politici, affaristi, diffondono nuove regole: chi sbaglia deve pagare. Si introduce la cultura del sospetto sistematico.

2) Le cause per malasanità si moltiplicano, quasi come i colpi di frusta nei tamponamenti. Il costo delle polizze aumenta e la collettività è chiamata a sostenere questi nuovi oneri.

3) I medici non adottano più le terapie migliori dal punto di vista sanitario, ma quelle ritenute in grado di meglio cautelarsi da eventuali cause. Diventa sempre più difficile trovare chirurghi disposti a interventi rischiosi. Conosco vari chirurghi stimatissimi che, alla soglia dei sessant’anni, si lamentano per quanto spendono in assicurazione (spesso ne sottoscrivono 3-4 per meglio cautelarsi) e del tempo che devono perdere per le varie cause intentate nei loro confronti. Mi dicono che loro continueranno ad adottare le terapie che ritengono giuste perché sono vissuti sempre seguendo questa logica e non intendono cambiare a pochi anni dalla pensione, ma sanno che i loro assistenti seguiranno altri percorsi e che diventerà sempre più difficile trovare qualcuno che si assuma dei rischi.

4) La consapevolezza di avere un comune destino, il bisogno di alleviare le sofferenze dei nostri simili, hanno saputo generare, attraverso i secoli, Ospedali, Ospizi, Opere di Carità eccellenti. Oggi la cultura del sospetto frena la com-passione e la spinta verso una vera condivisione

5) In futuro trovare terapie adeguate sarà sempre più difficile. Si dovrà ricorrere a immigrati, magari indiani o pakistani, per avere terapie che i nostri medici si rifiutano di praticare