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ITALIA−GERMANIA/ Balotelli, quel piccolo grande "bambino" che dà lezione all'altro Mario...

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Italia e Germania si sono affrontate in un parallelismo temporale e sincronico, spiega Meluzzi, dal campo di calcio al tavolo europeo, «ed è proprio questa contemporaneità e rendere speciali certi eventi. Sono in gioco sentimenti trasversali che razionalmente non hanno nulla in comune ma che finiscono per accomunare un’emotività che non è isolata. Da qui la definizione impropria della vittoria dei vari “Mario”, da Balotelli a Monti, contro la Germania incarnata da quella dimensione rigida della Merkel». In conclusione, osserva Meluzzi, «il Paese si trova in un periodo in cui ha un bisogno continuo di autostima. Questa improvvisa “vitamina” è arrivata grazie a questi ragazzi che si presentano di volta in volta allo stadio non con la ragazza di turno ma con fidanzate, mogli e figli, e grazie a un commissario tecnico che dopo la vittoria va in pellegrinaggio alla Parrocchia della Sacra Famiglia, nella diocesi di Cracovia. Ricordiamoci che un uomo, così come un collettivo, dà il meglio di sé quando attinge alle sue radici più autentiche. Questo è vero in ogni aspetto dell’esistenza, e questa Italia che riscopre radici come queste fa ben sperare per il futuro».

 

(Claudio Perlini)

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