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BOMBA A BRINDISI/ L'attentatore avrebbe confessato: è un pensionato

Avrebbe confessato. Il killer ricercato, l’attentatore che ha massacrato Melissa Bassi, 16 anni, e ferito altre studentesse sarebbe stato arrestato. Ecco le prime ricostruzioni

Melissa Bassi, foto Facebook Melissa Bassi, foto Facebook

Avrebbe confessato. Il killer ricercato, l’attentatore che ha massacrato Melissa Bassi, 16 anni, e ferito altre studentesse sarebbe stato arrestato. E’ il gestore di un deposito di carburanti agricoli in pensione di 68 anni: i magistrati Cataldo Motta e Milto De Nozza hanno firmato il provvedimento di fermo dopo ore di interrogatorio. Le voci si rincorrono in attesa di una conferma ufficiali ma fonti giudiziarie citate da numerosi quotidiani paiono concordi nell'affermare che la svolta nell'indagine per individuare il resposabile dell'attentato nei pressi della Morvillo-Falcone sia davvero stato individuato. Nel primo pomeriggio di oggi si erano cominciate a spargere voci non confermate che le forze dell’ordine erano vicine a una svolta importante, si parlava di un possibile sospettato fermato dagli inquirenti e messo sotto interrogatorio. A incastrarlo, sembra, la sua automobile, una Fiat Punto filmata nelle vicinanze della scuola di Brindisi il giorno dell’attentato. Poi naturalmente i filmati ripresi dalle telecamere di sorveglianza vicino alla scuola, filmati mostrati pubblicamente numerose volte, in cui si vedeva una persona di mezza età vestita in modo distinto azionare quello che sembra il timer dell’esplosivo. L’uomo fermato assomiglierebbe in modo preciso a quello dei filmati. Sembra poi che gli inquirenti abbiano anche potuto far conto su alcune intercettazioni telefoniche con la moglie e su diverse contraddizioni in cui sarebbe caduto l’uomo durante gli interrogatori. E il movente?
Secondo quanto trapela senza conferme si tratterebbe di vendetta privata e sembra nei confronti del preside dell’istituto. Ma lui, il preside, ha già smentito: nessuno può avercela con me tanto da arrivare a compiere un attentato del genere. Di fatto, il preside entrava nella scuola tutte le mattine a quell’ora passando dal punto esatto dove è scoppiata a bomba. Tranne quel maledetto sabato 19 maggio in cui nel punto si sono trovate le studentesse, non il preside, ma la bomba è esplosa lo stesso. Ma gli inquirenti pensano che la vendetta abbia la sua origine nel periodo in cui il preside insegnava in un paese vicino a Brindisi, a Trepuzzi. Quale sia il motivo di una vendetta tanto clamorosa è ancora tutto da sapere. C’è però un’altra ipotesi: l’uomo avrebbe colpito la scuola perché si ritiene vittima di un torto subito da parte della giustizia: la scuola, dedicata alla moglie del magistrato Falcone, sarebbe diventata per lui il simbolo della giustizia da punire. In ogni caso, cadono del tutto le piste mafiosa e anarchica su cui si era sospettato sin dai primi momenti.