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TERREMOTO EMILIA/ Cosa aspetta lo Stato a favorire chi si è già rimesso all'opera?

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L'unica possibilità è che riparta il lavoro - Il lavoro: la grande opportunità dell’uomo. È come per una donna di casa: la possibilità, la grande dignità di poter mettere ordine. Di poter contrastare ciò che tende costantemente a disordinarsi, disordinando la già disordinata vita dell’uomo. Assestare. E allora: com’è possibile dire che manca il lavoro? È un’assurdità! La cosa più lampante è la sovrabbondanza di disordine! Ma bisogna ribaltare le teste: il lavoro realizza l’uomo, il singolo, nella misura in cui egli decide di dare un contributo a ristabilire un ordine, laddove cioè l’orizzonte di azione è il bene comune. Solo così si realizza l’uomo. Lavorare per sé è un bene nella misura in cui è lavorare anche per gli altri. Ogni padre lo sa. In ogni caso: il lavoro è l’unica possibilità di sopravvivere, come singolo, come società, come civiltà. Quindi è da qui che oggi occorre ripartire: dal martoriato lavoro, liberandolo dai malanni (strutturali, ma innanzitutto culturali) che lo stanno strangolando. Se il lavoro è il motorino di avviamento di un popolo, com’è possibile vederlo maltrattare, soffocare in questo modo? Bisogna invece averne cura, come il contadino fa con il seme che gli porterà cibo.

Occorre un gesto coraggioso, per il lavoro. Favoriamo chi dà lavoro (come “benefattore della patria”), favoriamo il reinvestimento dei capitali detassandoli. Del tutto. Il lavoro deve essere promosso, non tassato (chi guadagna, invece, sì). Gli utili vanno tassati: gli investimenti no. Sono un bene comune. Cominciamo di qui, dall’Emilia che vuole rialzarsi: ed è un bene comune che si rialzi. E poi, di qui, da questa gente che chiede solo di ripartire, abbiamo il coraggio di chiedere a tutta l’Italia di ripartire! Così, come qui. Lavorando! Certo, detassare, oggi (in un momento in cui si vorrebbe tassare anche la luce solare o l’aria) comporta una programmazione alternativa, per pagarci la passata bella vita. Si potrebbe avere coraggio. E trovare le risorse necessarie a rimettere in moto il motorino di avviamento. Come spesso ci sentiamo ripetere ultimamente, il Paese ha bisogno che si riconsolidi la coesione sociale, quella strana energia per cui, mentre tutto suggerirebbe di separarsi per sopravvivere, ci si mette insieme, per un bene che, essendo comune, è l’unico a dimensione del singolo. Eppure pochi sono ormai capaci di dirci da quale sorgente farla rinascere. Occorre, infatti, sorprenderla quando accade; è più semplice vederla, quando produce i suoi frutti inconfondibili.