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TERREMOTO EMILIA/ Cosa aspetta lo Stato a favorire chi si è già rimesso all'opera?

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Non ce l’aspettavamo un terremoto in Emilia, di magnitudo 6. Ma è l’Italia intera a essere terremotata, con la differenza che ancora non sappiamo se la scossa principale sia già arrivata o se i calcinacci umani, civili e istituzionali che ci cadono ai fianchi ogni giorno siano ancora di assestamento. Assestare. È un verbo, un atto che contiene l’idea del “rimettere ordine”, in una situazione che richiama qualcosa di glorioso che si sgretola, come la torre medievale di Finale Emilia: Finis Imperii. E per provare a rimettere ordine bisogna leggere innanzitutto i segni.

Non solo i ricchi rubano - Tra le tante certezze che crollano, è arrivata l’ora anche di questo stereotipo: se le cose vanno male è colpa dei ricchi (dei panettieri, diceva la folla manzoniana). È diventato uno sport nazionale, ormai, la caccia al colpevole. Siamo onesti, almeno intellettualmente! Evadere le tasse è un costume (che è fin troppo facile definire mal costume), un atteggiamento che trapassa credi religiosi, politici, sociali e trasversalmente riguarda ciascuno di noi (come le recenti imprese della Guardia di Finanza hanno evidenziato). Ed è un problema morale. Ma, attenzione: quando la giustizia sociale diventa idolatria della morale, le conseguenze sono disastrose. Sappiamo tutti che tante famiglie se non evadono scendono sotto la soglia della povertà (e in molte zone d’Italia questo è ormai successo). Sarebbe immorale chiudere gli occhi sui problemi sociali: quando non si ha più di che sfamare sé e i propri cari, che si può fare?

Addio bella vita, cancro dei cervelli - Il benessere è un bene. Lo sa bene il padre di famiglia che lo costruisce pazientemente e con grandi sacrifici perché vuol bene ai suoi cari. Ecco: il benessere è un bene perché (e finché) permette di voler bene. La bella vita, invece, è un male. Perché la bella vita considera il benessere un diritto: esso invece è il frutto di un gesto che ultimamente deve poggiare su un pizzico di gratuità, su quella capacità di agire per il bene dell’altro, una capacità che distingue il gesto umano da quello animale, e, potenzialmente, lo nobilita, lo rende, appunto, gesto. E giusto. Tutti sappiamo quanto sia inconfondibile, inappagabile un gesto gratuito. La bella vita è diventata un diritto, nostro e dei nostri padri (non lo era per i nostri nonni): ma nella testa dei nostri figli è ormai, quasi irrimediabilmente, un imprinting. Ed è situazione, oggi, psicologicamente molto più onerosa, perché i nostri padri facevano sacrifici per ottenere la bella vita, facevano cambiali per vivere meglio: quanto è più difficile fare sacrifici, fare cambiali per la bella vita già vissuta! Per avere un’auto sportiva siamo disposti a pagare le rate, come per andare in vacanza: ma cosa succede quando occorre pagare le rate per un’auto che abbiamo già devastato, per una vacanza già consumata? Dove trovare le motivazioni per pagare una bella vita che non verrà?



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