BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Un padre non è mai padrone di suo figlio. Neanche a Disney World

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

A seconda di come ci viene raccontata una storia tendiamo a prendere posizione. Pensiamo a un film di guerra: ciò che ci fa stare da una parte o dall’altra non è altro che il punto di vista del narratore, chi ci presenta la sua realtà. Succedeva così anche con indiani e cowboys.

Così se leggiamo che un uomo ha preso selvaggiamente a calci in faccia un bambino, suo figlio, facendolo sanguinare ci inorridiamo e gli diamo del delinquente, se invece ascoltiamo il suo racconto in cui l’aver dato un calcio nel sedere al figlio l’ha trasformato in un criminale maltrattato e vessato, immediatamente ribaltiamo il nostro parere. 

Titola così La Stampa un suo articolo: “Per un calcio al sedere sono diventato il mostro di Epcot”.

Ecco la vicenda, in breve, come viene riportata dal protagonista nel pezzo: un padre sta camminando nel parco divertimenti di Disney World ad Orlando, Usa, coi suoi due figli, quando il maggiore, ma pur sempre di nove anni, per errore fa cadere il fratellino di tre, da poco operato agli occhi per un glaucoma congenito. Il papà arrabbiandosi dà un calcio nel sedere del grande “rimproverandolo anche molto” e si china a vedere il piccolo insanguinato in faccia. Un turista prontamente si avvicina, lo rimprovera e fa partire un’odissea che vede il padre italico alle prese con sceriffi che ammanettano, maltrattamenti della moglie, sei ore di sosta chiuso in una macchina della polizia sotto il sole, prigione per una notte e fra breve un processo negli States.

Non si tratta qui di dare torto o ragione a questo padre, non ci sono motivi fondati né per dubitare né per credere alla sua versione. Resta che il trattamento che gli hanno riservato, almeno per come è stato riferito, appare davvero disumano e clamoroso e un po’ ci farebbe sbilanciare a prendere le sue difese.

Interessa piuttosto la questione che l’articolo, e quindi la vicenda in sé, pone. Perché se in storie come questa c’è da fare il tifo per qualcuno, ossia se c’è da stare da una parte, probabilmente è solo da quella dei bambini.

Nell’intervista risalta un virgolettato che recita: “fatti i fatti tuoi che questo è figlio mio”, indirizzato al primo turista che è intervenuto. Credo che qui si giochi la partita. 

Da una parte non possiamo che denunciare l’invasività di un sistema di polizia e ordine che tratta allo stesso modo uno stupratore, un assassino, un ladro e un padre che dà un calcio, speriamo occasionale, al figlio in un momento in cui perde la pazienza o si spaventa. Tuttavia dobbiamo stare anche attenti a quel: “è figlio mio”, per non cadere nella possibile tremenda continuazione “e ci faccio quello che voglio”. Sarebbe affermare che la paternità diventa di per sé una condizione ingiudicabile. 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
11/07/2012 - commento (giuseppina danese)

E' così raro trovare parole così semplici e coraggiose come quelle di quest'articolo, che mi sono commossa. Nella sensibilità comune, oggi più di ieri, il padre e la madre sono come dei, ingiudicabili, detentori di un potere assoluto che deriva loro dall'aver generato, convinti di essere stati loro a dare la vita, perciò "ti ho fatto io, tu sei mio, e nessuno può giudicare quello che faccio". Ma rimanere incinta o inseminare una donna, non rende immediatamente quell'uomo o quella donna madre e padre, persone cioè capaci di riconoscere nel figlio l'altro da sé, un essere umano chiamato alla vita da Dio stesso e consegnato ai genitori perché lo allevino nell'amore e nel rispetto di sé e degli altri. Ci vuole molta umiltà per diventare genitori, e soprattutto il coraggio di gurdare in noi stessi per migliorarci.

 
11/07/2012 - sono d'accordo, ma cosa fanno i Grandi? (Massimo Vignati)

E' un articolo pienamente condivisibile, umano, educativo. Per favore, che diventi un appello dove si decide cosa fare in Libia, in Siria, dove si decide lo spread. Purtroppo gli adulti o i Grandi ci fanno vedere ogni giorni che i loro metodi sono ben diversi e con effetti molto più disastrosi di un calcio nel sedere.