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PAPA IN COPERTINA/ Echaurren: offendere Benedetto non è fare satira

Pubblicazione:giovedì 12 luglio 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Molti lamentano la mancanza dell’ideologia, mentre io dico che invece è meglio. Alcuni si lamentano che non ci sono più gli entusiasmi di una volta, ma io dico meglio meno entusiasmi se questo porta a meno persone uccise, come invece è successo allora. Chi non ha vissuto quegli anni non può sapere quali autoimposizioni ideologiche un’intera generazione ha subìto. Non sono anni che ricordo con particolare piacere, salvo alcuni momenti entusiasmanti, come del resto in ogni periodo. Come immagine generale non auspicherei un ritorno a quel clima lì.

Lei è un famoso pittore, ma ha anche delle passioni molto particolari…

Diciamo di sì: sono considerato il più grande collezionista al mondo di futurismo. La mia passione nasce nel 1977. Allora ero un indiano metropolitano e anche redattore di Lotta Continua. C’era una fazione di estrema sinistra che non concordava con il mio eccesso d’ironia nei confronti della sinistra stessa. Fecero un volantino contro di me dicendo: tu credi di aver letto Tzara e Breton, ma a te spira puzzolente l’alito di Marinetti. Mi sono chiesto: ma era così mostruoso Marinetti? Io credo sia l’artista più rivoluzionario, assieme a Picasso, del Novecento.

Il suo nome è ancora oggi legato alla sua copertina del romanzo Porci con le ali. A tanti anni di distanza, si sente ancora legato ad essa?

Mi ci legano, ma io non mi ci sento legato, e neanche all’epoca ero entusiasta. Il libro l’ho letto anni dopo, mi sembrava qualcosa di voyeuristico per chi voleva guardare dal buco della serratura le generazioni cosiddette giovani. Un libro che non mi ha mai attirato, lo trovo particolarmente non riuscito.

 

(Paolo Vites)



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