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Cronaca

IL CASO/ Strik Lievers: Farina? Si è comportato come tutti i parlamentari...

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Lo fanno sistematicamente tutti i parlamentari; si tratta di una norma assurda che obbliga al non rispetto di sé. Rispettarla, infatti, rendere impossibile svolgere la propria attività politica. Era nata per impedire che il parlamentare si facesse accompagnare da un giornalista o dall’avvocato del detenuto, ma è stata estesa a chiunque.

Come valuta, quindi, l’atteggiamento della magistratura?

Mi pare che non vi siano tracce di equanimità; sarebbe stato opportuno, anche a fronte del riscontro del falso in atto pubblico, sospendere la causa e, casomai, porre il problema della congruità di questa norma con la legge, che ha obbligato Farina a dichiarare il falso.  Siamo di fronte, in sostanza, ha una decisione estremamente sproporzionata. Da parte della magistratura italiana, purtroppo, non è l’unica.

A cosa si riferisce?

All’abuso della custodia cautelare preventiva. Si tratta di un fenomeno tra i più gravi, per i quali siamo stati più volte condannati in sede europea, nonché contrario alla Costituzione. La custodia cautelare, infatti, prevista esclusivamente in casi estremi ed esclusivamente laddove sussista il rischio di fuga, di reiterazione del reato, o di inquinamento delle prove, è ormai utilizzata indiscriminatamente come strumento di condanna preventiva. Contro persone che, oltretutto, nella metà dei casi saranno dichiarate innocenti.

La vicenda di Farina e gli abusi legati alla custodia cautelare preventiva di cosa sono indice?
Del fatto che in Italia sussistono, in seno alla magistratura, una serie di elementi distorsivi. Il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, ad esempio, è stato utilizzato come espediente a cui appellarsi per giustificare un atteggiamento di assoluta discrezionalità; c’è un problema, inoltre, relativo alla valutazione degli errori del magistrato e alla sua impunità in caso l'errore venga, effettivamente, riscontrato.

Come se ne esce?

Il Consiglio superiore della magistratura dovrebbe utilizzare maggiormente i suoi poteri di intervento; salvaguardando, ovviamente, il principio dell’indipendenza del magistrato. Sarebbe necessario, inoltre, separare la magistratura inquirente da quella giudicante.

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