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SEPARAZIONI/ Nessuna legge può educare a fare i genitori

Pubblicazione:venerdì 13 luglio 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 13 luglio 2012, 12.37

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Un altro fattore che certamente dovrà essere preso in considerazione per la valutazione del contributo al mantenimento dei figli è la loro permanenza presso i genitori. Nell’ambito dell’affido condiviso dei figli, infatti, la permanenza di questi presso l’uno o l’altro genitore è variabile nel senso che alcune coppie scelgono di attuare un regime di affidamento e di conseguente collocamento dei figli su base paritaria.  In questo caso, secondo la previsione della legge 54/2006 è possibile per i genitori accedere al “mantenimento diretto” senza più la necessità di versare a mani dell’altro coniuge il mantenimento a favore dei figli. Questa modalità rimane del tutto residuale in quanto viene attuata quando vi è una capacità reddituale dei coniugi equivalente e soprattutto vi deve essere la capacità dei coniugi di accantonare la conflittualità tra essi esistente. Il mantenimento diretto e il collocamento paritario dei figli per la sua buona riuscita necessita, infatti, della capacità di collaborare e di comunicare dei coniugi.

Ed è difficile che questa comunicazione tra genitori separati si instauri?
Per i coniugi è sempre possibile la collaborazione e il dialogo. Spesso, però, questo aspetto viene a modificarsi grazie ad un percorso in cui il ruolo dell’avvocato è fondamentale. L’avvocato si trova quasi sempre a dover gestire la grande conflittualità esistente tra i coniugi. Conflittualità che si riverbera negativamente sui figli. Si arriva dal legale motivati da un forte dolore che non permette di entrare in comunicazione con l’altro coniuge. E’ essenziale, quindi, che il professionista riduca la conflittualità collocando nella giusta posizione i motivi di conflitto facendo comprendere ai coniugi che il loro essere genitori non viene meno nonostante la separazione, e che, anzi, occorre uno sforzo maggiore per garantire ai propri figli l’equilibrio che la separazione spesso fa venire meno. Solo avendo coscienza che il ruolo genitoriale non viene meno con la separazione o il divorzio, i coniugi riescono ad assumere appieno il proprio ruolo.
Ci sono associazioni di padri separati che lamentano che i figli vengano per la maggior parte dei casi affidati alle madri. È davvero così?
Oggi, per legge, l’affidamento è condiviso, e la potestà sui figli è affidata ad entrambi. Il fondamento della legge sull’affidamento condiviso è quello di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo tra figli e genitori. E’ pacifico che con la separazione i coniugi non vivono più insieme e quindi il rapporto con i figli subisce necessariamente un cambiamento dovuto alla lontananza e alla frequentazione con il coniuge che si è allontanato dall’abitazione famigliare. E’ oggettivo che nella cultura attuale il ruolo dei padri è stato radicalmente rivalutato, e la legge sull’affidamento condiviso ne è l’esito. Oggi i padri desiderano molto di più di un tempo essere presenti nella vita dei propri figli. Prima l’affidamento era di tipo esclusivo e veniva concesso per lo più alle madri. Oggi questo approccio risulta totalmente stravolto consentendo di fatto a padri di interagire molto di più nella cura dei figli. E’ chiaro che il collocamento dei figli è legato alla casa coniugale che, prevalentemente, rimane assegnata alla madre. E, perciò, i figli, benché affidati ad entrambi i coniugi, spesso vivono insieme alla madre con il diritto del padre a vederli e tenerli con sé.




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