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TRAGEDIA MONTE BIANCO/ La guida: una fatalità di cui la montagna non ha "colpa"

Pubblicazione:venerdì 13 luglio 2012

Il versante nord del Mont Maudit 4468 m. (foto Antonio Giani) Il versante nord del Mont Maudit 4468 m. (foto Antonio Giani)

«Lo zero termico − continua la guida − era a circa 4mila metri, l’incidente è accaduto quando gli alpinisti erano già sopra quella quota; se pensiamo che il vento era forte e soffiava da nord, la temperatura era almeno di 10 gradi sottozero. Il che vuol dire condizioni ottime, buone per intraprendere una salita come quella». Anche dopo un inverno anomalo come quello di quest’anno. «Sì − spiega Azzalea −. Fino a 3500, 4mila metri c’è poca neve, a causa delle scarse nevicate invernali. Invece il maltempo della primavera scorsa ha depositato alle quote più elevate, e quindi più fredde, moltissima neve. Ciò non vuol dire che il pendio fosse insicuro. Se una massa grande come quella del seracco non fosse precipitata sul pendio, probabilmente non si sarebbe fatta nessuna valanga e nulla sarebbe accaduto. La montagna è fatta così». 

Azzalea sembra escludere che si possa parlare di responsabilità degli alpinisti, anche se può accadere che tra evoluzione dei materiali e bollettini meteo quasi infallibili, gli alpinisti attuali siano indotti a sottovalutare i rischi. «Diciamo che oggi il servizio meteo sbaglia due volte su cento e questo vuol dire molto, moltissimo. Una volta non era così. Quando si partiva, e la storia di Bonatti sul Pilone centrale lo insegna (il riferimento è alla tragedia del Freney del 1961, ndr), si diceva “speriamo che non cambi il tempo”. Era tutto quello che si poteva fare, il resto era questione di istinto e di esperienza. Questo poteva portare alla tragedia, ma anche indurre alla prudenza. Oggi, invece, c’è gente che va a fare salite difficili prima che arrivi la tempesta del secolo». 

L’incidente di ieri, dice Azzalea, non è un motivo sufficiente per abbandonare i Trois Mont Blanc. «Ogni alpinista sa bene che l’imponderabile può sempre succedere. Ovunque. Diversamente, si vada a giocare a golf, dove il rischio di valanghe non esiste. Ma c'è sempre quello di fare un incidente in macchina, e questo dovrebbe far riflettere». 

La procura di Bonneville ha aperto una inchiesta per accertare come sono andate le cose. Sui giornali si parla di via maledetta, perché questo vuol dire Maudit, maledetto; c’è chi fa politica, parlando di «Alpi fragili per il caldo». È come se ci si aspettasse una montagna ideale, innocua. Azzalea non è d’accordo. «In alta montagna il rischio c’è, punto. Anche se uno è guida, anche se va con tutta la prudenza del mondo, rischi ne corre sempre, perché è in un terreno ostile. La sicurezza al cento per cento è solo un’illusione».



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