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DIRITTO/ Software di seconda mano? Può essere il futuro

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Sul secondo punto, una volta ritenuta la licenza del software come una cessione definitiva al cliente, la Corte ha concluso che questa costituisce una “prima vendita della copia di un programma”, così esaurendosi il relativo diritto di distribuzione. Ne consegue che il software può essere liberamente rivenduto dal suo attuale titolare.
Sul terzo punto, la Corte ha ricordato che la tutela dei software voluta dalla direttiva n. 2009/24 “si applica a qualsiasi forma di un programma per elaboratore”, compresi quelli incorporati nell’hardware, per cui vi è equivalenza economica tra la vendita di un programma su supporto fisico e quella operata tramite download. Difatti, in entrambi i casi, il produttore ottiene adeguato ritorno economico per la cessione del suo programma. È pertanto lecita la successiva cessione dei software acquistati via internet, con l’unico limite che il rivenditore renda inutilizzabile la copia del programma originariamente scaricata sul proprio computer.
La sentenza è degna di attenzione. Vi è però da dire che Oracle e gli altri produttori di software potranno facilmente limitarne gli effetti, concedendo ai clienti la licenza per l’uso del programma per periodi limitati. Ciò è un’operazione non economicamente dolorosa tenuto conto della vita breve (o brevissima) dei software e delle altre applicazioni informatiche.



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