BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

IL CASO/ Amianto sugli aerei, un rischio ancora serio per chi vola

Uno degli MD-80 in fase di smantellamento a FiumicinoUno degli MD-80 in fase di smantellamento a Fiumicino

Il 13 marzo 2012 il sito del quotidiano Il Corriere della sera, con un servizio a cura di Giovanna Corsetti, ha mostrato le immagini di alcuni aerei MD-80 dell’ex compagnia di bandiera Alitalia, oggi Linee Aeree Italiane, abbandonati su uno dei piazzali della manutenzione dell’Aeroporto di Roma-Fiumicino, che dovevano essere in parte smembrati per un’eventuale vendita o rottamazione. Durante le fasi di smontaggio i tecnici riscontrarono a bordo degli aerei, negli arredi e in alcune componenti meccaniche e strutturali quantità di amianto tali da richiedere il fermo delle operazioni, in attesa delle azioni di bonifica, così come previsto dalla normativa in materia, per poi procedere alla rimozione in sicurezza delle componenti d’amianto e non, fino al loro completo smaltimento in discarica.

Risulterebbe altresì che sugli MD-80, abbandonati sui piazzali di Fiumicino, fossero presenti numerosi pezzi visibilmente danneggiati, esposti al contatto con l’aria, sia nelle parti meccaniche che negli arredi di bordo. Sempre il sito del quotidiano di via Solferino riferisce altresì, in un articolo del 19 marzo 2012, che dal 1992, anno dell’obbligo legislativo di cessazione dell’impiego dell’amianto in Italia, a oggi le case costruttrici di aerei hanno segnalato alle compagnie aeree la presenza di amianto in alcune parti meccaniche, con l’invito a una loro rapida sostituzione, ma non si hanno tutt’oggi notizie di certificazioni degli operatori che attesterebbero la totale bonifica dell’amianto dagli aerei.

Tutto ciò ha portato alla luce una problematica fino a oggi accantonata e sottovalutata. Va dato atto di questa rinata attenzione al Dipartimento del trasporto aereo di Italia dei Valori, il cui responsabile è il Comandante Carlo Galiotto, e a cinque Associazioni di Categoria del Trasporto Aereo (Usb, Ipa, Up, Avia e Fast Consal) che hanno presentato due esposti alle procure di Roma e Torino e determinato l’interessamento della Commissione di inchiesta del Senato per gli infortuni sul lavoro. Abbiamo rivolto alcune domande a Galiotto per capire meglio i termini del problema.

 

Ci può illustrare le ragioni di questa vostra azione?

 

Si tratta di richiedere l’intervento urgente degli enti preposti (Enac, Istituto superiore di Sanità, Ministero Salute, Inail), affinché vengano addottati tutti i provvedimenti necessari per garantire la salute del personale esposto ai rischi di contaminazione e contemporaneamente di indurre la magistratura e il legislatore a prendere atto che le contaminazioni da asbesto, con i conseguenti rischi per la salute, tra i quali quello di contrarre forme di mesotelioma, non si sono affatto esaurite e che pertanto occorre perfezionare il quadro normativo certamente obsoleto che tratta l’intera materia dell’amianto.

 

In che cosa si differenzia l’esposizione da parte del personale navigante rispetto a quello della manutenzione?

 

Nella differente “veicolazione” delle fibre di amianto in funzione delle condizioni in cui il personale opera: generalizzando molto, il personale di manutenzione subisce prevalentemente per contatto (epidermico, vestiario, ecc.), quello di bordo invece più per inalazione. La presenza di componenti in amianto nei motori e negli apparati frenanti, in considerazione che l’aria respirata a bordo è quella prelevata attraverso i motori dall’ambiente limitrofo (piazzali, vie di rullaggio e, soprattutto, piste di decollo) dove permangono in sospensione le grandi quantità di fibre prodotte per attrito dai freni degli altri aeromobili in movimento e in atterraggio, fa sì che l’aria respirata a bordo nella cabina pressurizzata sia, in un volo di un’ora, al 75% quella introdotta a terra nelle fasi iniziali di funzionamento degli impianti.

 

Quali ricerche sono state effettuate di recente su questa problematica e che risultati hanno prodotto?