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IL CASO/ Amianto sugli aerei, un rischio ancora serio per chi vola

Uno degli MD-80 in fase di smantellamento a Fiumicino Uno degli MD-80 in fase di smantellamento a Fiumicino

Con una notevolissima difficoltà nel reperire informazioni che gli operatori considerano riservate per ragioni intuibili, è stato comunque possibile raccogliere dati provenienti dalle case costruttrici aeronautiche e testimonianze che attestano la presenza di amianto in una notevole e rilevante quantità di componenti a bordo di aeromobili tuttora in esercizio di linea. Inoltre, sul piano sanitario è stato eseguito un monitoraggio su un campione casuale di lavoratori inviati presso il dipartimento di medicina del lavoro dell’università di Siena che ha dato risultati sconcertanti per il tasso di mesotelina presente in tutti i soggetti analizzati, con valori che come minimo sono doppi rispetto a quello considerato “limite di guardia”. Vorrei ricordare che l’insorgenza di patologie derivanti da contaminazione da amianto possono manifestarsi anche 30 anni dopo l’esposizione, comportando conseguenze mortali come quelle dovute al mesotelioma pleurico.

 

A cosa mira il vostro intervento presso le istituzioni?

 

A ricomporre un quadro normativo e di interventi oggi - a venti anni dall’avvenuto bando legale dell’amianto - certamente obsoleto e a segnalare dunque a magistratura e legislatore la necessità di interventi di tutela sanitaria e previdenziale per la popolazione degli esposti che certamente hanno continuato e continuano (spesso a loro totale insaputa!) a operare in ambienti a rischio asbesto. Inoltre, si rende indispensabile la verifica del materiale adoperato da operatori stranieri, anche comunitari che raggiungono gli aeroporti del territorio nazionale, per garantire la massima sicurezza nei piazzali e a bordo, nel rispetto delle precise norme di tutela ambientale e sanitaria.

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