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Cronaca

IL CASO/ Amianto sugli aerei, un rischio ancora serio per chi vola

Due esposti presentati alla Procura di Torino e di Roma riportano a galla il problema dell’amianto a bordo degli aerei e della salute dei lavoratori. Ce ne parla GUIDO GAZZOLI

Uno degli MD-80 in fase di smantellamento a FiumicinoUno degli MD-80 in fase di smantellamento a Fiumicino

Fin dal 1961, con un testo pubblicato in Francia dal ricercatore Janet, si è appreso che non solo il volo continuativo produce problematiche per la salute del personale di volo, ma che a una parte di queste sia esposto anche il personale di manutenzione e che opera sui piazzali. Negli anni passati e anche recentemente le ricerche svolte in questo campo hanno prodotto dei risultati inoppugnabili, che però spesso si sono scontrati con una realtà commerciale timorosa che la loro diffusione avrebbe provocato una ripercussione negativa sull’entità del traffico aereo, già scossa da vari momenti di crisi economica che hanno causato momenti di diminuzione anche notevole.

C’è però da fare una netta distinzione tra chi l’aereo lo usa - anche spesso - per viaggiare e quel personale la cui attività lavorativa si protrae per una vita, un tempo decisamente significativo in termini di esposizione alle problematiche per la salute: diverso è, ad esempio, il caso del “passeggero” che affronta il fenomeno del jet-lag saltuariamente da chi invece si trova esposto in forma continuativa e durevole in quanto navigante aereo. 

Fatta questa doverosa precisazione, c’è purtroppo da registrare che le varie ricerche del settore hanno dimostrato in maniera inequivocabile che tutta una serie di fattori negativi (jet-lag, radiazioni, inquinamento dell’ambiente operativo) hanno un’incidenza talmente pesante sulla salute del personale navigante aereo da poter essere condensate in un dato di per sé agghiacciante: la sua aspettativa di vita media è una tra le più basse in assoluto nel mondo del lavoro e si attesta sui 63 anni. Da vent’anni, nonostante la sua pericolosità fosse nota già alla fine dell’Ottocento, l’uso dell’amianto è bandito e le sua presenza nei vari ambiti (lavorativo e abitativo principalmente) deve essere eliminata attraverso operazioni di bonifica. È ovvio che in un aeromobile, nel quale il problema del fuoco è sempre presente data la massiccia presenza di carburante nei capienti serbatoi di un aereo e le sue elevate prestazioni che presuppongono - ad esempio, un impianto frenante di particolare efficienza - l’amianto è stato largamente usato e difatti il mesotelioma pleurico, il tumore che investe i polmoni ed è provocato dalla respirazione del pulviscolo di questa materia, ha iniziato a procurare non solo tra la popolazione dei naviganti aerei, ma pure tra gli addetti alla manutenzione degli aeromobili, morti con un’incidenza estremamente superiore alla media (1 ogni 1000, mentre il valore normale è 3 per milione). Tra il personale aeronautico, mai adeguatamente informato da Enti e aziende, si è quindi iniziata a diffondere una legittima preoccupazione che nell’arco degli anni ha comportato l’avvio di cause civili dagli esiti tuttavia incerti e contraddittori, a causa della scarsa cognizione e legislazione in materia.