BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Perché la Turchia non vuole il monastero cristiano del Tur Abdin?

Pubblicazione:lunedì 16 luglio 2012

Una manifestazione in Turchia (Foto: Infophoto) Una manifestazione in Turchia (Foto: Infophoto)

Il governo di Ankara alla prova del nove sulla tutela dei diritti delle minoranze. Sul Tur Abdin, la Montagna dei servi di Dio (questo il significato del termine) si testano i requisiti della Repubblica turca per la pre-adesione all’Ue previsti dagli accordi di Copenaghen. Il Consiglio europeo tenutosi nel 1993 nella capitale danese ha infatti fissato tra i requisiti per l’accettazione della candidatura di uno Stato all’ingresso nell’Unione europea la presenza di istituzioni stabili che garantiscano, oltre alla democrazia, lo stato di diritto e i diritti dell'uomo, dunque il rispetto e la tutela delle minoranze. 

Proprio sul Tur Abdin infatti si sono fissati in questi giorni gli occhi della comunità internazionale in seguito alla discussa sentenza della Corte suprema d’appello di Ankara, l’ultimo grado della giustizia turca, che accogliendo la denuncia sporta anni fa da tre villaggi musulmani curdi della tribù Celebi, ha messo in discussione la proprietà del suolo su cui sorge Mor Gabriel, il monastero cristiano più antico del mondo, da secoli cuore pulsante della comunità ortodossa siriaca e dove vivono ancora oggi, insieme con il Metropolita Mor Timotheus Samuel Aktash, tre monaci, undici suore e trentacinque ragazzi cui vengono trasmessi i tesori intangibili del monastero: l’antica lingua aramaica (la lingua di Gesù) e la tradizione ortodossa siriaca. 

Camille Eid, giornalista libanese da anni attento osservatore delle vicende mediorientali, ci aiuta a comprendere meglio la storia di quel fazzoletto di terra che sorge lungo il confine tra Siria e Turchia, già noto per le vicende che vedono contrapposti il gruppo separatista armato Pkk (il Partito dei lavoratori del Kurdistan) e l’esercito turco.

«Che l’interesse internazionale si soffermi su questa vicenda è cosa buona, quando è così niente va perso. Purtroppo la comunità ortodossa siriana non gode di protezione sufficiente. Almeno non come la chiesa cattolica. Certamente è ancora vivo il ricordo di vicende drammatiche come quella di don Andrea Santoro (il prete morto assassinato in Turchia, ndr) ma la chiesa cattolica è protetta da un punto di vista internazionale dalla presenza del papa e del Vaticano. Quella siro-ortodossa invece è abbandonata a se stessa. Non ha nessuno alle spalle. Tranne chi si interessa al patrimonio artistico-culturale». 

I religiosi, oltre ad essere accusati di occupazione abusiva del suolo (perché non hanno i documenti per dimostrare il possesso di un luogo che è stato fondato nell’anno domini 397), sono stati falsamente accusati di condurre attività “anti-turche” soltanto perché educano anche giovani non cristiani. Alla notizia ha fatto eco con sdegno la stampa nazionale turca e ora la vicenda sembra destinata a raggiungere la Corte europea dei diritti umani, un percorso già seguito con successo anni fa dal Patriarcato greco di Costantinopoli per ottenere la restituzione dell’edificio orfanotrofio ortodosso di Buyukada a Istanbul.


  PAG. SUCC. >