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LELE MORA/ Scarcerato. Per Fabrizio Corona sarebbe da don Mazzi

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Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Lele Mora è stato scarcerato, dopo una detenzione cominciata il 20 giugno del 2011 con l'accusa di bancarotta fraudolenta. L'ex agente dei vip aveva chiesto tramite i suoi legali più volte la scarcerazione per motivi di salute, sempre negata. Non si sa adesso per quale motivo sia stata decisa la sua scarcerazione. La notizia dell'uscita dal carcere è stata data al momento dal sito Socialchannel.it che cita una anonima fonte vicina al manager. Sempre secondo il sito, il provvedimento per la scarcerazione era stato firmato già da alcuni giorni. Lele Mora si trovava incarcerato nella prigione di Opera in provincia di Milano. Sempre secondo la fonte, il tribunale avrebbe disposto per l'imprenditore dello spettacolo l'affidamento in prova per due mesi con l'obbligo dei servizi sociali presso la  comunità Exodus di Don Mazzi. Proprio per aspettare che si liberasse un posto presso tale comunità, Lele Mora ha tardato la sua uscita di prigione. E intanto interviene sulla faccenda il fotografo Fabrizio Corona nel corso di una intervista rilasciata al Tgcom. Come si sa Corona era molto legato al manager per rapporti di lavoro e talvolta per motivi di indagini legali. Corona ha detto di non avere più contatti con Mora ormai da molti anni, ma era comunque al corrente che erano decorsi i termini per la scarcerazione e che Mora sarebbe stato affidato alla comunità di don Mazzi. Per Corona, se tale notizia fosse confermata, ne sarebbe molto contento. La lunga carcerazione preventiva soprattutto per una persona che soffre di motivi di salute, ha aggiunto, è l'ennesimo scandalo giudiziario italiano. Sul luogo dove si trova Mora aggiunge: “Non lo dico perché mi rovino un’esclusiva”. Lele Mora si trovava in carcere dallo scorso 20 giugno 2011 con l'accusa di "attività  criminali e drenaggio di denaro anche successivo ala dichiarazione di fallimento delle sue società". Da qui l'accusa di bancarotta fraudolenta. Mora aveva patteggiato una condanna a 4 anni e tre mesi, patteggiamento ratificato nel novembre 2011 dal gup di MIlano e quindi la sentenza era passata in giudicato. 



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