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NAPOLITANO INTERCETTATO/ De Siervo: così i Pm "calpestano" la Costituzione

Pubblicazione:mercoledì 18 luglio 2012

Giorgio Napolitano (Foto: Infophoto) Giorgio Napolitano (Foto: Infophoto)

No, tanto è vero che potrebbe essere perseguito per reati comuni in sede civile, ma in sede penale c’è la norma speciale che conosciamo, posta a tutela della sua funzione perché il presidente della Repubblica è un organo singolo. Un magistrato dispone di poteri inquisitori e repressivi e può fermare una persona anche prima della condanna; ebbene, mettiamo in carcere un presidente della Repubblica in attesa del giudizio perché qualcuno lo ha accusato, è solo un esempio, di aver venduto un’onorificenza? Di fronte a questa ipotesi inammissibile il sistema costituzionale corre questo minimo rischio: di garantire al presidente della Repubblica uno status di privilegio. Non a caso qualche politico voleva fare il presidente della Repubblica... (ride, ndr).

È un rischio che vale la pena correre?

Guardi, nella storia ultracinquantennale della nostra Repubblica non ci sono stati casi di denuncie penali serie. E nei 56 anni di vita della Corte costituzionale, nessun giudice costituzionale è stato imputato per aver commesso un reato. Siamo davanti a persone al di sopra ogni sospetto, e lo sono obiettivamente.

Il caso di Palermo riapre il problema dei limiti della giurisdizione?

No. La giurisdizione ha e deve mantenere gli stessi poteri inquisitori e repressivi che gli dà il sistema giuridico. Nessuno qui nega i poteri dell’autorità giurisdizionale. Ma i giudici devono essere consapevoli dei limiti ai loro poteri. Poi, come ha notato giustamente Valerio Onida, se fosse vero  − e io non lo credo − che alcuni di coloro che erano ministri all’epoca delle stragi vennero a patti con la mafia, la procura deve trasferire l’indagine al tribunale dei ministri. Non può un magistrato pretendere di fare tutto quel che reputa opportuno fare.

Come mai questa «svista»?

Se i magistrati non conoscessero le regole che disciplinano la loro funzione, sarebbe grave; se lo sapessero e ciò malgrado andassero ugualmente avanti, sarebbe ancor più grave... La sensazione è che i pm di Palermo ragionino sull’intercettazione del capo dello Stato come se si trattasse di quella di un parlamentare e come se l’articolo 90 della Costituzione non ci fosse.

Quanto sta accadendo la preoccupa?

Sì, e non per il ricorso del presidente della Repubblica, ma per la situazuone complessiva. Bisogna che tutti coloro che vogliono essere critici verso il sistema si ricordino inanzitutto di rispettare le norme costituzionali. Le battaglie politiche non possono essere condotte senza regole. Se poi si vuole indagare sulla presunta trattativa Stato-mafia, lo si faccia fare agli organi competenti. Qualcuno, intanto, dica alla Procura di Palermo che il tribunale dei ministri è fatto di magistrati ordinari…

(Federico Ferraù)



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