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NAPOLITANO INTERCETTATO/ De Siervo: così i Pm "calpestano" la Costituzione

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Giorgio Napolitano (Foto: Infophoto)  Giorgio Napolitano (Foto: Infophoto)

È scontro tra la presidenza della Repubblica e la Procura di Palermo. Il Quirinale ha sollevato il conflitto di attribuzione davanti alla Consulta ritenendo che la richiesta della Procura di usare le intercettazioni, anche indirette, in cui ci sarebbe la voce del capo dello Stato violino le prerogative del presidente. Da Palermo confermano di volerle usare se saranno giudicate rilevanti. Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte costotuzionale, è sferzante. «Napolitano ha inteso tutelare non se medesimo ma la sua funzione e dunque la figura del presidente della Repubblica in quanto tale, che non può essere intercettato durante il suo mandato. Bisogna che tutti coloro che vogliono essere critici verso il sistema si ricordino inanzitutto di rispettare le norme costituzionali. Le battaglie politiche non possono essere condotte senza regole...».

Professore, se il presidente della Repubblica non può essere intercettato, com’è possibile che la Procura di Palermo parli ancora dell’eventuale «rilevanza» di quelle intercettazioni ai fini dell’indagine?

Non c’è una legge ordinaria che vieti l’intercettazione del presidente della Repubblica, che si può e si deve ricavare da una interpretazione complessiva del nostro sistema giuridico. C’è l’articolo 90 della Costituzione, per il quale il presidente della Repubblica durante il suo mandato non può essere perseguito per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, se non per alto tradimento e per attentato alla Costituzione; e c’è la legge 219 del 1989, specificamente dedicata alla responsabilità del presidente della Repubblica, la quale dice che, ove ci siano sospetti di questi due gravi delitti, si può intercettare il capo dello Stato. Facendo due più due, ne viene che normalmente il presidente della Repubblica non è intercettabile.

Si può, di fronte a quanto previsto dalla legge, dire che le intercettazioni della discordia sono utili perché indirette?

Può capitare che controllando il telefono di un soggetto intercettato ci si imbatta prima o poi in una o più telefonate con il capo dello Stato. Ma prescindiamo da questa situazione di fatto, nella quale se la vedrà la Corte costituzionale. Se capita di intercettare il presidente della Repubblica, le intercettazioni devono essere distrutte, su questo non c’è dubbio, perché il presidente non è intercettabile.

Come lei ha detto, c’è un problema di fatto: siamo ormai in presenza di questi nastri registrati. Perché le intercettazioni non sono andate distrutte e chi avrebbe il dovere di farlo?

Forse qualche magistrato, interamente assorbito dall’oggetto di indagine a motivo della sua importanza e delicatezza, si è dimenticato delle regole e dei limiti alla sua stessa funzione. Quello su cui io insisto è che quando si esercita una funzione importante e penetrante rispetto alla libertà e all’autonomia delle altre persone occorre rendersi conto che esistono limiti precisi.

Il capo dello Stato è al di sopra della legge?



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