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RISTORANTI/ Sulla sponda povera del Lago Maggiore, Renato Pozzetto diventa locandiere

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Foto: il panorama del lago dalla veranda della Locanda Montecristo  Foto: il panorama del lago dalla veranda della Locanda Montecristo

La chiamano la sponda povera del Lago Maggiore ma in verità a me sembra un piccolo paradiso. E lo sembra ancora di più se vista da Laveno (VA), seguendo la strada di via Montecristo, dove al numero 23 c'è la Locanda Montecristo (tel. 0332667648 - www.locandamontecristo.com) di proprietà di Renato Pozzetto. L'ha inaugurata un mese fa, con suo fratello, entrambi legati a questa sponda del lago. La locanda ha nove camere, un giardino ampio davanti al lago e un ristorante d'autore seguito dallo staff di Massimo Torrengo, bravissimo cuoco piemontese (già ai fornelli del Bivio di Cerretto Langhe - CN). Dal dehors, dove apparecchiano i tavoli in questa stagione, vedi le isole Borromee, Stresa, Intra... insomma la “pancia” più ampia del lago.
Renato Pozzetto lo conobbi una sera di tanti anni fa a Rocchetta Tanaro (AT), alla trattoria I Bologna (via Nicola Sardi, 4 - tel. 0141644600 - www.trattoriaibologna.it), insieme con Paolo Frola e Bruno Lauzi. Lui s'era portato un amico di vecchia data, Cochi Ponzoni, e subito dopo l'antipasto si erano scatenati in una performance di canti, esilarante. Era tanto tempo che non apparivano più insieme, Cochi si era dato al teatro, Renato aveva proseguito col cinema eppure erano rimasti amici e questo mi aveva colpito. Ma ancor di più mi aveva colpito vedere in loro il piacere di cantare, che non era solo una questione di lavoro, ma un'espressione di vita. L'altro giorno ho ritrovato Renato, felice di aver fatto qualcosa in quel suo paese, che è “suo” per tutti quei ricordi a cui lui e suo fratello sono molto legati, così come la figlia che ora è impegnata in prima persona in questa avventura.
Ospite dell'albergo, insieme a me, una troupe che girava una fiction con Frassica. Ma Renato si dedicava costantemente al ristorante, curato da un cuoco piemontese umile, giovane e capace. Tra i miei assaggi la coscia di fassone battuta al coltello, i ravioli del plin oppure l'imperdibile cappuccino di robiola di Roccaverano con una brioche farcita di funghi; quindi soavi pappardelle alla salsiccia di Bra e tajarin ai porcini; perfetto il lavarello del Lago di Monate con burro e nocciole e la teoria dei dolci. In poco tempo il passaparola ha fatto proseliti: gruppi di amici, oppure gente che è tornata a quella villeggiatura d'antan, che magari in precedenza era stata abbandonata per altre mete e oggi torna di attualità.



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