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Cronaca

SPENDING REVIEW/ Abolizione delle province. Ma si tiene conto della buona amministrazione?

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Allora fatta questa premessa, l’unica che pone su un piano serio tutte le valutazioni successive, dovendo andare incontro ad una ulteriore e legittima esigenza di contenimento della spesa di funzionamento dell’apparato pubblico, mi chiedo come sia possibile utilizzare criteri astratti e non legittimati da alcuno studio scientifico che ne riconosca l’effettiva efficacia, quali il numero degli abitanti e la dimensione territoriale quando siamo alla presenza di enti che vivono e operano sul territorio da 150 anni, vale a dire dall’inizio del nostro sistema Paese e dell’unità d’Italia, di cui la Provincia di Piacenza è stata protagonista in qualità di primogenita. Questa valutazione viene poi rafforzata dalla considerazione che le Province “storiche”, vale a dire quelle Province istituite alla data di entrata in vigore della legge 3 febbraio 1871 n. 33 – Roma capitale, sono 69. Se si escludono da queste le future dieci Città Metropolitane, arriviamo ad un’operazione di riduzione che darebbe come risultato l’esistenza di 59 Province a statuto ordinario sulle attuali 107.

Altra riflessione fondamentale che vi propongo è sulle funzioni attualmente esercitate dalle amministrazioni provinciali. Ritengo che l’attuale livello di distribuzione delle funzioni, sempre migliorabile a seconda dei cambiamenti che si verificano nel contesto sociale, economico di un Paese, debba comunque essere riconosciuto come il frutto di un’esperienza amministrativa che ha condotto ad un progressivo processo di delega verso il basso (dallo Stato e Regioni alle Province) e verso l’alto (dai Comuni) nel riconoscimento di quel livello di organizzazione dei servizi che meglio potesse rispondere al soddisfacimento di bisogni dei cittadini. Inoltre, mentre ci si riempie continuamente la bocca parlando di eccessiva burocrazia e complessità della macchina pubblica e di interventi urgenti per semplificare e velocizzare i processi e i procedimenti amministrativi, non si vuole accettare un principio semplice ma fondamentale, che consiste nel riconoscere che unire funzioni a livello locale permette al cittadino di avere un unico interlocutore e una chiara individuazione delle responsabilità.

L’ultima, brevissima riflessione che vi consegno riguarda la prevista “riclassificazione” delle Province ad enti di secondo livello. Solo chi non conosce queste istituzioni e le funzioni che svolgono può pensare ad una revisione dei principi sulla nomina degli organi di governo. Infatti è solo nell’elezione diretta del Presidente e del Consiglio che può essere assicurata la garanzia di un equilibrio dei poteri. Senza contare che in caso contrario verrebbe meno il principio fondamentale della distinzione e autonomia tra ente controllore e ente controllato.

Ho voluto condividere queste mie riflessioni sia come lettore che in qualità di Presidente della Provincia di Piacenza, con il desiderio di poter dare un contributo in un momento cruciale per il nostro Paese e nella piena convinzione che non conviene a nessuno la sterile difesa di interessi o privilegi di parte, ma che ognuno di noi ha la responsabilità di costruire il bene di tutti.

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