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IL CASO/ Pizzaballa: il riconoscimento della Natività? Non c'era bisogno dell'Unesco...

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La Basilica della Natività (InfoPhoto)  La Basilica della Natività (InfoPhoto)

La Basilica della Natività a Betlemme, il luogo più caro, il cuore stesso della fede cristiana, è stata inclusa nella lista del Patrimonio dell'umanità a cura dell'Unesco. Ciò è stato reso possibile dal fatto che la Palestina è stata riconosciuta ufficialmente tempo fa dall'Unesco, decisione che scatenò la dura reazione di Stati Uniti e Israele. E Stati Uniti e Israele rinnovano adesso le loro critiche per una decisione che, ha detto l'ambasciatore americano all'Unesco, ha profondamente deluso. Si tratterebbe soltanto di una scelta politica, dicono i due Paesi , per favorire il riconoscimento ufficiale della Palestina anche all'ONU. Per l'autorità palestinese invece un motivo di grande orgoglio e una decisione che favorirà la conservazione di un patrimonio importante per Betlemme (che si trova in territorio palestinese). IlSussidiario.net ha chiesto un parere a Padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terrasanta, il quale ha detto esplicitamente che "la Basilica della Natività non ha bisogno di nessun tipo di riconoscimento di enti, come quello dell'Unesco. E' già patrimonio universale da sempre". Per Padre Pizzaballa, un riconoscimento comunque importante, ma l'auspicio è che i i luoghi santi rimangano alle Chiese e non diventino un fatto di Stato, escludendoli così da qualunque tipo di diatriba politica.

 

Padre Pizzaballa, che ne pensa di questo riconoscimento da parte dell'Unesco della Basilica della Natività?

 

Prendiamo atto di questa decisione che è sicuramente importante. Il nostro auspicio è che le autorità palestinesi, che comunque hanno già rilasciato una dichiarazione formale per iscritto in questo senso, continuino a far sì che i luoghi santi rimangano alle Chiese. Non diventino, cioè,  un fatto di Stato e che i luoghi santi restino esclusi da diatribe di carattere politico, mantenendo il loro carattere puramente religioso.

 

Stati Uniti e Israele hanno espresso parere contrario alla decisione dell'Unesco, definendola appunto un fatto politico.

 

Tutto diventa politica in questo Paese, anche le cose più banali e semplici vengono viste in chiave filo palestinese e anti israeliana e viceversa. Diventano cioè occasione per manifestare le proprie posizioni. Anche questo episodio è diventato purtroppo un caso politico e diplomatico fra le due parti. Questo è ciò che comincia a preoccuparci.

 

In che senso?

 

Noi vogliamo, come sempre abbiamo voluto, che i luoghi santi stiano fuori da queste divisioni e senza per questo giudicare la causa palestinese o le preoccupazioni israeliane. Quello che le Chiese hanno sempre detto è sostanzialmente che i luoghi santi sono luoghi di culto e devono essere esclusi da queste dialettiche.

 

Come è oggi la situazione a Betlemme? In passato anche qui si sono registrati momenti di tensione.

 

La Basilica è come sempre gestita dalle tre comunità greco ortodossa, cattolica e armeno ortodossa. Le relazioni sono corrette anche se ogni tanto, come tutti sanno, ci sono episodi di scontro tra alcune delle comunità, ma generalmente, come detto, ci sono relazioni corrette. Questa è una delle basiliche più visitate al mondo, l'anno scorso ci sono stati quasi tre milioni di pellegrini. E' una basilica che ha bisogno di restauri, immagino che questa nomination dell'Unesco possa essere un contributo per trovare finanziamenti per il necessario restauro.

 

Non c'è il rischio che un riconoscimento di questo tipo possa ridurre a un fatto meramente turistico e culturale il vero significato del luogo?



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