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NAPOLITANO INTERCETTATO/ Quella volta che al telefono c'era Scalfaro…

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Oscar Luigi Scalfaro con Giorgio Napolitano (InfoPhoto)  Oscar Luigi Scalfaro con Giorgio Napolitano (InfoPhoto)

1. Il conflitto di attribuzione sollevato dalla Presidenza della Repubblica nei confronti della procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo pone una questione assai delicata, rispetto alla quale pare prudente, e comunque scientificamente corretto, limitarsi a proporre qualche riflessione a prima lettura (peraltro del solo d.P.R. 16 luglio 2012, con il quale è stata affidata la rappresentanza nel giudizio all’Avvocato generale dello Stato, e non già del ricorso la cui redazione sarà curata appunto da quest’ultimo), rifuggendo dalla tentazione di rispondere in modo netto alla ricorrente domanda su chi nella specie “abbia ragione”. È una domanda alla quale dovrà rispondere la Corte costituzionale e non può dirsi che l’esito sarà scontato.  

Volendo enucleare – con una certa dose di semplificazione – i termini della questione mi pare che essi possano così riassumersi: se le intercettazioni eseguite nei confronti del Presidente della Repubblica debbano essere immediatamente distrutte quando questo avviene fuori dai casi di indagine riguardanti i reati di alto tradimento o attentato alla Costituzione. In altri termini, se il Presidente della Repubblica possa essere intercettato soltanto ove perseguito per i reati di cui sopra e comunque nel rispetto delle specifiche garanzie previste per tali fattispecie dall’art. 7 della legge n. 219 del 1989.

Nel caso il questione, come è ormai noto, le conversazioni del Presidente sono state captate nel corso di intercettazioni telefoniche su utenza di altra persona e non immediatamente distrutte, il che comporterebbe lesione delle sue “prerogative costituzionali”, quanto meno sotto il profilo della loro “menomazione”. Non spetterebbe, insomma, alla procura di Palermo “valutare la rilevanza di conversazioni del Presidente della Repubblica e di mantenerle agli atti del procedimento penale perché, nel contraddittorio tra le parti, siano successivamente sottoposte alle determinazioni del giudice ai fini della loro eventuale acquisizione”.

2. Così posta la questione, una risposta positiva comporterebbe un indiscutibile ampliamento di una prerogativa (l’irresponsabilità) che il Costituente sembra aver inteso limitare, giusta la formulazione dell’art. 90 Cost., all’ipotesi di atti compiuti dal Presidente “nell’esercizio delle sue funzioni”, con l’eccezione, appunto, dell’alto tradimento e dell’attentato alla Costituzione (“Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione”). Non a caso, nel d.P.R. che affida all’Avvocatura dello Stato la rappresentanza nel giudizio, si fa riferimento alla disciplina contenuta nell’art. 7 della legge n. 219 del 1989, che esclude possa provvedersi ad intercettazioni telefoniche nei confronti del Presidente della Repubblica se non dopo che la Corte costituzionale ne abbia disposto la sospensione dalla carica (comma 3) e comunque su autorizzazione del comitato formato dai componenti delle Giunte del Senato e dalla Camera competenti per le autorizzazioni a procedere. Già, ma siffatta previsione riguarda le ipotesi di indagini per i reati di cui all’art. 90 Cost. e da essa difficilmente potrebbe trarsi, come invece si legge nel decreto presidenziale, che “le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il Presidente della Repubblica, ancorché indirette e occasionali, sono … da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione”. Questo sembra un ardito utilizzo dell’argumentum a contrario o di quello a fortiori: nel procedimento per alto tradimento o attentato alla Costituzione le intercettazioni possono essere disposte soltanto dopo l’eventuale sospensione dalla carica, ergo in tutti gli altri casi le intercettazioni devono ritenersi vietate. 

 



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