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IL CASO/ De Nigris: quel padre che rinasce dal coma grazie alla figlia sfida la nostra "normalità"

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In questa struttura mettiamo in pratica un grande percorso di accompagnamento del paziente e della famiglia anche fuori da queste mura e da quelle dell’abitazione, per affrontare insieme la più grande delle sfide.

Quale?

Il ritorno del paziente in una società che lo accetta, che comprende il suo ruolo e le sue difficoltà. Anche nei casi in cui non si assiste a un risultato o a una ripresa particolari, devo ammettere che c’è sempre una grande volontà di accettazione nei confronti propri e degli altri. E’ certamente un lavoro complesso e difficile ma è importante vedere che negli ultimi anni le persone con un certo tipo di difficoltà sono molto più accettate rispetto al passato.

Qual è l’aspetto più difficile?

Il fatto che troppo spesso si pensa che in ogni occasione il paziente debba ritornare a una totale normalità. Questo è l’aspetto più difficile da comprendere ma è davvero importante che si riesca a raggiungere una piena accettazione anche quando esistono delle evidenti difficoltà. Un nostro caro amico, Luigi, ha avuto un coma vent’anni fa e dopo una lunga riabilitazione ha ripreso un ottimo grado di autosufficienza. Adesso parla un po’ faticosamente ma si riesce a seguire senza particolari difficoltà. Un giorno la trasmissione condotta da Paolo Bonolis, “Il senso della vita”, si era detta interessata alla sua storia e aveva chiesto una testimonianza. Gli mandammo così un’intervista fatta a Luigi ma decisero di non usarla.

Come mai?

Perché non parlava bene. E’ questa la difficoltà maggiore e la più grande fatica culturale che la società dovrebbe costantemente affrontare, proprio per capire a accettare tutte quelle persone che, per diversi motivi, non parlano, non si muovono o non comunicano come noi.

 

(Claudio Perlini)      

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