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STATO-MAFIA/ La Procura di Palermo: rinvio a giudizio per Mancino, Riina e Provenzano

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Nicola Mancino, foto Infophoto  Nicola Mancino, foto Infophoto

Trattativa Stato-mafia: svolta nelle indagini, una svolta destinata a rinfocolare polemiche già alte, vedi l'intervento del Capo dello Stato su indebita intromissione negli interessi del Quirinale. I magistrati che si occupano del caso con il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ingroia hanno infatti chiesto il rinvio a giudizio per tutti i dodici imputati coinvolti nell'inchiesta. E fra tutti naturalmente il nome di spicco è quello dell'ex ministro Nicola Mancino, le cui telefonate al Quirinale sono state al centro del caso che ha suscitato l'ira di Giorgio Napolitano, in quanto intercettate dai magistrati e poi rese pubbliche parzialmente da alcuni organi di stampa. Altri nomi per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio sono quelli di Totò Riina, Bernardo Provenzano per quanto riguarda gli esponenti della mafia, mentre fra le cariche dello Stato ci sono quelli degli ex ufficiali del Ros Mario Mori e Antonio Subranni, oltre al già citato Nicola Mancino. Viene chiesto il processo poi anche per i senatori Marcello Dell'Utri e Calogero Mannino. L'accusa per tutti  è quella di attentato a un corpo politico mentre Mancino è accusato anche di falsa testimonianza. Al momento non si registrano ancora dichiarazioni da parte degli interessati, ovviamente ci riferiamo ai rappresentanti dello Stato. In particolare ci sarà da sentire l'ex ministro Mancino che già aveva sollevato polemiche per il suo coinvolgimento nel caso. Proprio la sua paura di essere portato a processo sarebbe stata al centro delle sue telefonate al Quririnale in cui si suppone secondo certi ambienti che l'ex ministro avesse chiesto aiuto al Presidente della Repubblica. La procura di Palermo dunque tira dritto nella sua tesi accusatoria la quale denuncia che apparati di primo piano dello Stato nel periodo 1992-93 avrebbero tratta direttamente con i capo mafia per far cessare le stragi che insanguinavano in quel periodo storico il Paese, stragi come quelle dei giudici Falcone e Borsellino, ma anche gli attentati a Milano e Firenze. In cambio del "cessate il fuoco", lo Stato avrebbe disposto la fine del carcere duro pe numerosi esponenti della mafia che si trovavano in galera. 



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