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OUTING/ Gay, la Cassazione: reato dichiarare omosessualità di terzi senza il consenso

Secondo la Corte di cassazione fare outing nei confronti di una persona senza il suo consenso è perseguibile dalla legge per violazione della privacy e per diffamazione

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Fare outing, negli ultimi tempi, è diventato quasi una dichiarazione di orgoglio per chi, fra quanti vivono l'omosessualità, si sente discriminato. Attenzione perché esiste una differenza precisa fra fare outing e fare coming out: nel primo caso qualcuno rivela l'omosessualità di una terza persona, nel secondo è il singolo che decide di rivelare la sua preferenza sessuale. L'invito a fare outing, a indicare quello che una tale persona è in fatto di scelte sessuali, è un invito che si sente ripetere in ogni dove, dalle televisioni ai dibattiti politici. Sul caso è intervenuta la Cassazione facendo notare che si può rischiare il reato. Quando? Se la persona di cui si dichiara l'omosessualità non è consenziente, cioè non ha voluto dichiararlo lui in prima persona. Si viola la privacy, può scattare il processo per diffamazione. Per prendere tale decisione, la Corte di cassazione si è riferita a un articolo di giornale in cui era stata resa pubblica la presunta relazione che un dirigente aveva con un suo dipendente. Rivelare l'omosessualità di una persona senza il suo consenso, salvi casi particolari come quelli di interesse pubblico, è dunque vietato. Fare outing nei confronti di qualcuno è illegittimo si viola la privacy e si rischia il processo per diffamazione. C'è poi una sottile distinzione che fa la Cassazione, distinzione che potrebbe aprire polemiche. Dice infatti la Corte che oltre alla violazione della privacy di una persona, si offende anche la reputazione di tale persona. Ecco perché il reato di diffamazione se si rende pubblica su mezzi di comunicazione tale fatto. Tra le righe, sembrerebbe di leggere che definire una persona omosessuale sia un insulto. Il caso preso in esame è quello di un articolo pubblicato sul giornale Corriere Adriatico: la persona di cui si era spacciata l'omosessualità si era sentita diffamata dall'articolo in questione: tale notizia gli sarebbe costata la separazione dalla moglie. Il nome non era stato reso pubblico, solo le iniziali, ma è stato abbastanza per il reato di diffamazione.