BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ISLAM/ Borghesi: sui musulmani evitiamo gli errori dei Teocon

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

La scuola e l’università sono i luoghi privilegiati dove formare persone capaci di rispetto e di genuina tolleranza. Negli stessi Paesi arabi o musulmani le scuole cattoliche hanno svolto storicamente questo ruolo con le classi miste di cristiani e musulmani. Nella scuola nascono legami di amicizia che durano una vita. A partire da qui le giovani generazioni di immigrati possono trovarsi “a casa”, uscire dall’isolamento, ideale e culturale, in cui spesso si trovano, e non certo per colpa loro, i genitori venuti in Europa per lavoro. Allo scopo non si tratta di realizzare un modello educativo che neutralizzi le tradizioni di appartenenza – così come è accaduto per i simboli del Natale scomparsi in molte scuole materne ed elementari in Italia – ma di valorizzarle in senso positivo, non come affermazioni di un’identità antagonista. Il desiderio di dialogo e di incontro tra diversi, maturato a scuola, può e deve trovare poi ambiti di espressività propri, deve raggiungere una dignità culturale in modo da mettere radici, diventare matura. Ho presente l’esperienza di “Yalla Italia”, il blog delle seconde generazioni di musulmani in Italia, nato intorno alla rivista Vita. Un'esperienza interessante, direi un modello da proporre ed imitare.

 

Si legge che “non solo certi partiti di estrema destra e populisti stanno utilizzando una retorica anti-musulmani per guadagnare terreno con l'elettorato, ma vengono introdotte leggi e misure restrittive nei loro confronti”. Le risulta? 

 

Ma in Italia, per fortuna, la retorica anti-musulmana non ha trovato, a parte il leghismo più retrivo, terreno fertile. Le misure restrittive hanno riguardato l’immigrazione e in questo campo, per la verità, durante il periodo degli sbarchi massicci a Lampedusa non mi pare che la Francia di Sarkozy si sia dimostrata molto più fraterna dell’Italia con i migranti alle frontiere. Il vero nodo da sciogliere riguarda il diritto di cittadinanza. E’ questo che sta più a cuore alle seconde generazioni perché la possibilità dell’integrazione passa da lì. E’ giusto che esso non sia automatico - non basta “nascere” in un Paese per diventarne cittadino - ma non deve nemmeno essere rimandato all’infinito o, pretestuosamente, bloccato per futili motivi.

 

Dagli attentati terroristici dell'11 settembre, l'opinione pubblica collega in modo inscindibile i musulmani al terrorismo. Si può considerare questa data come il punto di svolta di un particolare pensiero nei confronti del mondo musulmano?

 

Certamente l’11 settembre ha generato, in Occidente, una visione profondamente negativa del fedele islamico. Essa ha offerto la sua legittimazione alla ideologia “Teocon” che ha segnato la presidenza Bush e ha contribuito ad avallare la guerra in Iraq. E’ stato Giovanni Paolo II che ha impedito l’ideologizzazione mondiale del conflitto, l’idea della crociata con l’Occidente “cristiano” in guerra contro l’Islam. In realtà c’è un aspetto della questione da noi poco considerato.

 

Quale?

 

L’11 settembre è stato un dramma non solo per i poveri morti delle Twin Towers ma anche  per la maggior parte dei musulmani non islamisti che non si riconoscevano nell’immagine, violenta e sanguinaria dell’Islam offerta dai seguaci di Al Qaeda. Si sentivano guardati con sospetto, in Occidente, per colpe che non avevano commesso. Possiamo dire che, a seguito di ciò, è nato un ripensamento, interno al mondo islamico, ricco di prospettive interessanti. La stessa primavera araba ne è, in qualche modo, per lo meno nelle sue espressioni giovanili, un frutto evidente. Al fondo v’è la grande sfida del rapporto tra Islam e modernità, Islam e libertà fondamentali. E’ su questo terreno che può e deve avvenire l’incontro tra le seconde generazioni e la parte migliore della tradizione europea.

 

(Claudio Perlini)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.