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SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 27 luglio, si celebra San Celestino I Papa

Pubblicazione:venerdì 27 luglio 2012

Tutti i santi Tutti i santi

Il 27 luglio la Chiesa Cattolica celebra San Celestino I che fu Papa dal 422 al 432. La sua elezione a Pontefice avvenne in un periodo molto difficile, epoca delle eresie e delle invasioni barbariche, ma egli riuscì comunque a tenere testa a tutti coloro che si discostavano dagli insegnamenti del Vangelo. Nello stesso tempo cercò di porre rimedio alle devastazioni dei vari popoli nomadi, contribuendo al restauro e alla costruzione di molti edifici religiosi nella capitale. Della vita di Celestino, prima che ascendesse al soglio pontificio, non si conosce praticamente nulla: l'unica certezza è che nacque in Campania nel IV secolo e che suo padre portava il nome di Prisco. Secondo alcune fonti visse per un certo periodo a Milano, affiancando il vescovo cittadino Ambrogio, poi divenuto Santo. Quel che invece è certo è che nel 416 si trovava presso il Papa Innocenzo a Roma e che intratteneva una fitta corrispondenza con sant'Agostino, vescovo di Ippona. Nel 422, alla morte di Papa Bonifacio, venne scelto all'unanimità come suo successore e si trovò sin da subito a combattere contro le numerose tesi eretiche che avevano preso piede in diverse parti dell'impero: vi erano pelagiani, manichei, i seguaci di Novaziano, l'antipapa del secolo precedente, e quelli di Donato di Case Nere in Africa. In questa sua lotta venne aiutato anche da Galla Placidia, madre dell'imperatore Valentiniano III, incoronato ancor giovinetto e probabilmente parente dello stesso Celestino, che allontanò da Roma tutti gli aderenti a sette eretiche. Il Papa riuscì a riportare la Britannia alla vera dottrina grazie all'opera di San Germano di Auxerre e San Lupo Troyes, che riuscirono a eliminare le idee di Pelagio secondo cui gli uomini non nascono macchiati dal peccato originale. Sempre con l'intento di riportare le diverse diocesi a seguire i canoni, egli intervenne presso i vescovi dell'Illiria e quelli della Gallia per richiamarli all'ubbidienza ai loro diretti superiori. Anche il clero di Calabria e Apulia venne duramente ripreso per l'abitudine di nominare vescovi dei laici, ma Celestino profuse il proprio impegno anche a ribadire ai religiosi che non potevano rifiutarsi di assolvere i moribondi dai loro peccati. Per quel che riguarda invece la ricostruzione dei luoghi di culto distrutti dopo la discesa dei Goti a Roma, Celestino fece riparare la chiesa di Santa Maria in Trastevere, danneggiata dai barbari, e la dotò di numerosi beni. 


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