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CAMADINI/ Mons. Monari: si può amare così la Chiesa dentro il mondo?

Giuseppe Camadini Giuseppe Camadini

Se fossimo lasciati a noi stessi, la speranza potrebbe avere al massimo la lunghezza della nostra vita: alcuni anni, sempre troppo pochi. Ma l’amore di Dio è stato diffuso nei nostri cuori, ha umiliato il nostro orgoglio, ha purificato il nostro egoismo e ha dato forma dentro di noi a nuovi pensieri e desideri di bene, ha guidato le nostre scelte ponendo in esse, come motivazione, un amore senza ipocrisia: su questo amore di Dio per noi poniamo la nostra sicurezza. Quando ancora eravamo peccatori, quindi senza alcun merito, Cristo è morto per noi. Se Dio ha fatto tutto questo, se si è preso cura di noi fino al punto di donare il suo Figlio Unigenito, certo non lo ha fatto per poi abbandonarci a noi stessi e alla morte; se ci ha raccolti dentro al suo amore è perché egli vuole renderci partecipi della sua gioia. Le benedizioni del Signore non sono finite, non si estinguono col passare inesorabile del tempo; si rinnovano invece ogni mattina. E se il Signore ha benedetto la vita di questo nostro fratello, Giuseppe, anche ora che abbiamo davanti a noi il suo corpo senza vita continuiamo a credere che la benevolenza del Signore per lui continui; che il Signore lo accolga come servo buono e fedele. “Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità, i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui, perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti”. Il disegno di Dio sul mondo e sulla storia, il senso della vita e della morte, la speranza che va oltre la morte sono misteri che si aprono a chi li accosta con rispetto e amore, a chi pone un atto originario, libero, gratuito di fiducia nei confronti della realtà e di Dio creatore.

L’esistenza cristiana è esistenza nel mondo, fatta di lavoro e di fatica, di amore e di lotta, di progetti, speranze e delusioni, come l’esistenza di ogni uomo; ma l’esistenza cristiana è, nello stesso tempo, esistenza in Cristo, fatta di vangelo e di eucaristia, di fedeltà e di amore fraterno - una vita perciò che ci viene da Dio e tende a Dio. Se uno è davvero cristiano, il criterio supremo delle sue scelte non è il successo nel mondo, ma la conformità al vangelo, cioè alla parola di Gesù. Nella misura in cui l’esistenza cristiana viene da Dio e non si spiega col desiderio di ottenere ricchezza e gloria nel mondo, nella medesima misura la morte non riesce ad afferrarla e ad appropriarsene del tutto. Quello che c’è in noi di obbedienza al vangelo, di conformità a Gesù Cristo, di apertura a Dio, tutto questo sfugge alla presa della morte e ha già in sé il sapore dell’eternità.

Nel momento in cui presentiamo Giuseppe Camadini al Signore, contiamo esattamente su questo. L’elenco delle cose che egli ha fatto è impressionante, ma non è ciò che più conta. Conta il cuore di credente che egli è stato: conta il suo amore senza riserve verso la Chiesa, la sua devozione al papa e al vescovo – chiunque egli fosse –, soprattutto conta la sua fedeltà umile ai gesti semplici della vita cristiana: la preghiera del mattino e della sera, il catechismo, la Messa insieme a tutti, la comunione, i sacramenti. La vita cristiana è fatta dei banchi di Chiesa dove il ricco e il povero stanno gomito a gomito e pregano insieme; è fatta del confessionale dove tutti, piccoli e grandi, si inginocchiano per ricevere l’identica misericordia di Dio; è fatta del segno di pace sincero che si scambia con il vicino, forse nemmeno conosciuto. Qui il cristiano impara l’umiltà e il rispetto per tutti i fratelli.