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CAMADINI/ Mons. Monari: si può amare così la Chiesa dentro il mondo?

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Giuseppe Camadini  Giuseppe Camadini

Di questo stile limpido di vita cristiana posso dare testimonianza a favore del dott. Camadini. È stata una persona amata e rispettata, ma anche avversato e discusso: è il destino di tutti quelli che hanno responsabilità importanti e che non possono illudersi di poter piacere a tutti. Ma anche chi valutava le cose in modo diverso da lui doveva riconoscere il suo disinteresse, la sua dedizione al bene, alla Chiesa.

Per quanto mi riguarda, quello che ricordo con maggiore tenerezza sono alcuni suoi atteggiamenti di semplicità, come di bambino. Probabilmente questo apparirà strano a chi ha conosciuto solo il Camadini pubblico, quello dei Consigli di Amministrazione e delle decisioni ferme; ma, incontrandolo da vicino, c’erano momenti belli, in cui la commozione prevaleva e in cui il cuore si apriva a un sorriso limpido, senza difese. Momenti di semplicità che sono nello stesso tempo momenti di verità. Anche per questi momenti mi sento di affidare Giuseppe alla bontà e alla misericordia del Signore. 

Scrive sant’Agostino al termine delle sue Confessioni: “Noi ora siamo mossi a fare il bene, dopo che il nostro cuore è stato rigenerato dal tuo Spirito…. Alcune nostre opere possono essere buone per i tuoi doni, ma non sono per sempre. Eppure dopo di esse speriamo di riposare nella tua immensa santità. Tu, Bontà a cui nessun bene manca, riposi eternamente, perché tu stesso sei il riposo… A te chiediamo, in te cerchiamo, a te bussiamo: così, così otterremo, così troveremo, così ci sarà aperto”. A pochi accade di morire con la consapevolezza di aver portato a perfetto compimento la loro opera; nella maggior parte dei casi la morte interrompe i nostri progetti e l’arco della vita sembra rimanere spezzato, incompleto. Ma tutto questo non deve produrre in noi avvilimento e malinconia; è piuttosto motivo di appello a Dio e di abbandono in lui. 

A lui chiediamo che dia fermezza e solidità a quanto abbiamo compiuto; che porti a completezza quello che noi lasciamo imperfetto. Il Signore porti a compimento l’esistenza di questo nostro fratello e la sigilli col segno consolante della sua grazia. Noi ci fidiamo delle sue parole quando ci dice: “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Vado a prepararvi un posto…. Verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi”. Sono parole pronunciate durante l’ultima cena, quando i discepoli stavano per scontrarsi con l’apparente fallimento dell’opera di Gesù: prima che Gesù avesse potuto conquistare qualsiasi obiettivo, quando tutto era ancora incerto, la morte sembrava celebrare una vittoria piena. “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Ci aggrappiamo a queste parole nel momento in cui consegniamo a Cristo la vita del dott. Camadini e mentre riprendiamo il cammino tra la consolazioni dello spirito e le tribolazioni del mondo, teniamo davanti a noi l’immagine chiara della meta: “Del luogo dove io vado voi conoscete la via… Io sono la via, la verità, la vita”. 

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