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ILVA TARANTO/ Un "dramma" che sta cambiando la vita della gente

Sembra esservi sbloccata la situazione dell’Ilva di Taranto: la Procura non chiuderà gli impianti. Ma come questa vicenda sta interrogando la gente? Da Taranto, MASSIMO NOTARNICOLA

Lavoratori dell'Ilva di Taranto (InfoPhoto) Lavoratori dell'Ilva di Taranto (InfoPhoto)

Dopo anni di lunghe, meticolose, articolate indagini e di accertamenti peritali, il gip del tribunale di Taranto, Patrizia Todisco, ha adottato un provvedimento cautelare di sequestro (senza facoltà d’uso) di sei impianti dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto e misure cautelari per otto indagati nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici dell’Ilva. Sono tutt’ora agli arresti domiciliari otto dirigenti tra cui il patron Emilio Riva ed  il figlio. 

Con grande sconcerto la notizia è stata appresa in città e, naturalmente, ha provocato la reazione degli oltre 11mila lavoratori dell’Ilva che, giustamente preoccupati per il loro posto di lavoro e per il futuro delle proprie famiglie, hanno immediatamente proclamato uno sciopero ad oltranza e, successivamente, hanno attivato blocchi stradali e altre manifestazioni di protesta, provocando forti disagi per tutta la cittadinanza, per le attività commerciali, per i trasporti, gli uffici e per tutte le attività quotidiane di Taranto. 

La situazione attuale pian piano si sta sbloccando. Infatti ieri, il procuratore generale presso la Corte d’appello di Lecce, Giuseppe Vignola, ed il procuratore capo della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, hanno convocato una conferenza stampa nella quale, tra l’altro, hanno assicurato a tutti che al momento la Procura soprassiederà all’effettiva esecuzione del provvedimento di chiusura degli impianti in attesa della decisione del tribunale del riesame (cui la proprietà ha fatto immediatamente ricorso) fissata già per il 3 agosto p.v.. È stata questo un forte segnale di distensione e di ampia disponibilità a dimostrazione di come la procura stessa sia intenzionata a cercare soluzioni concordate aventi ad oggetto la bonifica e l’adeguamento degli impianti. 

Anche la proprietà, per il tramite del presidente dell’Ilva Bruno Ferrante, ha mostrato segnali di distensione confermando la volontà precisa e forte di mantenere i livelli occupazionali attuali. 

Lo stesso prefetto di Taranto Claudio Sammartino ha compiuto una grande opera di mediazione in queste ultime ore. 

Da subito un’invito alla concertazione ed un accorato appello ad “agire con senso di responsabilità nella direzione del bene comune” è stato rivolto dall’arcivescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro. In particolare l’arcivescovo ha invitato il governo a considerare la questione Ilva di Taranto una questione nazionale e ad intervenire con atti concreti di bonifica per la difesa dell’ambiente e di una attività economica sostenibile.  Egli, inoltre, più volte - in questi due difficili giorni - è intervenuto sulla vicenda a sostegno dei lavoratori e delle loro famiglie ed a sostegno del miglioramento delle condizioni ambientali di vita di tutti i tarantini.

Lo stato d’animo dei lavoratori dell’ Ilva è di rabbia e di paura. Essi sono terrorizzati dall’idea di perdere il proprio posto di lavoro che, nella stragrande maggioranza dei casi, è unica fonte di sostentamento per le loro famiglie. Questo stato di ansia e di timore ha provocato reazioni spesso rabbiose ma mai violente, manifestatesi attraverso sit in, blocchi stradali in entrata e in uscita dalla città e presidi di protesta presso la prefettura, il comune e gli ingressi dello stabilimento.