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VATICANO/ Magister: Müller, una nomina "innovativa" che rafforza Benedetto XVI

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Naturalmente. Va detto però che non è il primo caso di nomina fatta in curia da Benedetto XVI, al punto da poter definire queste scelte come una “piccola squadra” composta da persone di fiducia del Papa e che lavorano a stretto contatto con lui. Al nome di Müller, infatti, si possono associare i nomi del cardinale Marc Ouellet, che nomina i vescovi di tutto il mondo, e del cardinale Kurt Koch che dirige il Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani. Koch, Ouellet e Müller costituiscono un terzetto che ha una grandissima importanza nel governo della Chiesa mondiale e in cui Ratzinger nutre una fortissima fiducia.

 

Secondo lei, questa nomina soggiace a criteri di nazionalità o politici? Repubblica ha scritto: più tedeschi intorno al Papa in un momento così difficile… Che ne pensa?

 

Müller è tedesco, più precisamente bavarese, ma Koch, ad esempio, è svizzero seppure di lingua tedesca e Ouellet è canadese. La loro prossimità più che geografica è culturale, avendo affinato una visione teologica molto simile a quella del Papa e che consente loro di fare davvero squadra.

 

Quali sono i punti salienti di questa visione teologica che accomuna la “squadra” di Ratzinger?

 

È una visione che mette a frutto quanto di meglio la teologia cattolica ha prodotto nel ventesimo secolo. Basti dire che altri grandi teologi come Hans Urs Von Balthasar, Jean Daniélou ed Henri De Lubac possono esser associati a questa corrente.

 

A questo giornale monsignor Müller, intervistato nell’agosto 2010, disse: «È solo il “principio” dell’amore, come unità interna e inscindibile di ragione e sentimento, intelligenza e affezione, che consente di superare le contraddizioni della ragione moderna». Qual è il suo commento?

 

È un pensiero certamente condiviso dal Pontefice. Forse, però, ciò che deve essere messo in rilievo è che questa corrente teologica non si distingue per un esclusivo uso della razionalità, ma si ispira moltissimo al grande recupero, fatto dalla seconda metà del ventesimo secolo, del pensiero dei padri della Chiesa. Fondamentali sono anche la centralità della liturgia e un’interpretazione delle Sacre Scritture non puramente storico-critica ma canonica, ispirata cioè a quel senso spirituale e complessivo che era tipico dei grandi studiosi delle scritture nel Medioevo.

 

In questo senso, pensa che questa nomina possa essere considerata “innovativa”?

 

Assolutamente sì, perché a capo della Congregazione per la dottrina della fede non arriva semplicemente una persona incaricata solo di vigilare la “purezza” della dottrina ma fa il suo debutto un teologo che ha una competenza e una visione sufficientemente forti per promuovere la vicenda della fede nel contesto moderno. Del resto, ci stiamo avvicinando ad un anno che Benedetto XVI ha indetto appositamente per ravvivare la fede nel mondo.

 

Il nuovo Prefetto andrà anche a dirigere la commissione Ecclesia Dei che sta esaminando l’ipotesi di ricomposizione con i seguaci del vescovo Marcel Lefebvre. Quale pensa sarà la linea che seguirà Müller?



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